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Un Art bonus per amico… e il Morlacchi risorge, tingendo di modernità i servizi e conservando il suo fascino antico

Il restauro è stato finanziato dall'imprenditore e mecenate Brunello Cucinelli. Così il tempio dello spettacolo perugino risorge

Un Art bonus per amico… e il Morlacchi risorge, tingendo di modernità i servizi e conservando il suo fascino antico. Non un semplice make-up, né un modesto restyling, ma un rifacimento delle parti ormai desuete, sempre nei dettami dei vincoli stabiliti della Soprintendenza e delle caratteristiche strutturali del teatro.

Il tutto per un importo che ammonta – per ora – a 570 mila euro, sganciati dal mecenate Cucinelli. Ma il 22 luglio 2019 partirà la seconda tranche dei lavori col rifacimento della stessa facciata (quelle auto davanti a Palazzo Bianchi e al Morlacchi gridano vendetta!), oltre a tanto altro di funzionale al ruolo del teatro.

Conferenza di presentazione dei lavori eseguiti a tamburo battente, ma con professionalità conclamata, nel maggior teatro cittadino. Schierati quelli che ne sono stati gli artefici e… il finanziatore. All’ingegner Marco Eugeni, che ha seguito e diretto i lavori con inesausta presenza, il compito di spiegare come “sopportare l’onore e l’onere di un  lavoro del genere” sia stato impegnativo e gratificante. L’ingegnere del Comune dettaglia poi anche i prossimi traguardi: rifacimento del palcoscenico, della platea, sostituzione delle vetuste poltrone (realizzate quando la “misura” degli spettatori era di gran lunga inferiore all’attuale, spiega Brunello) e quant’altro.

“Conclusa – per così dire –  la parte ‘sporca’, ossia quella edile… che pochi vedranno”. Ma i bagni, il foyer da urlo, la biglietteria avanzata sono e saranno occasioni di confronto per tutti gli spettatori. Il direttore del teatro, Aldo Lorenzi, stabilisce gli àmbiti culturali, ma anche aziendali, tracciando la storia di oltre un trentennio di mutamenti ed evoluzione. Poi scende nel dettaglio degli interventi.

Il direttore artistico Nino Marino, con generosa sintesi, enumera le 13 produzioni del 2017, le 100 compagnie, i 18 teatri dello Stabile. Quindi parla di cultura abbinata alla bellezza: musica per le orecchie del principe del cachemire. Cucinelli riprende i suoi classici cavalli di battaglia. Il fondamentale è quello della categoria in cui ama incasellarsi: il ruolo di “custode”, non quello di “proprietario”.

Racconta: “Sono stato di recente nella Silicon Valley e mi sono chiesto ‘Fra 500 anni, di tutto questo  cosa resterà?’. Forse poco o niente. Mentre la bellezza dell’antico segnerà il filo rosso delle generazioni”. Poi una proposta che rimbalza e gli frulla in testa da tempo: la settimana della cura. Che – ispirandosi al detto I Care (“mi interessa/è affar mio/me ne occupo”) – significa che ogni cittadino dovrà tenere in ordine una zona di propria pertinenza, fosse anche pulire un portone, strappare le erbacce dal marciapiedi, verniciare una finestra. Il sindaco dice che entro la mattinata dovrà individuarsi una data, che – suggerisce qualcuno dalla platea – non impatti con l’agenda elettorale.

Brunello sogna: “Voglio almeno 20 mila persone in una grande cena per corso Vannucci. A discutere di città, di scelte fatte nel comune interesse, di impegno personale”. Sarà una grande kermesse, ne parlerà il mondo. Siamo certi che, se vuole, Brunello potrà realizzarla. Con l’aiuto di tutti noi.

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