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INVIATO CITTADINO Quando Papa Giovanni prendeva il cappuccino… in quella tazza conservata alla chiesa del Gesù

Anche i papi fanno colazione. E il “Papa Buono” (oggi Santo, con ricorrenza il 3 di giugno), se la godeva con qualche buona brioche. Perché i peccati di gola sono umani, troppo umani

Quando Papa Giovanni prendeva il cappuccino… in quella tazza conservata alla chiesa del Gesù.

Anche i papi fanno colazione. E il “Papa Buono” (oggi Santo, con ricorrenza il 3 di giugno), se la godeva con qualche buona brioche. Perché i peccati di gola sono umani, troppo umani.

FOTO - Quando Papa Giovanni prendeva il cappuccino… in quella tazza conservata alla chiesa del Gesù


(foto esclusive Sandro Allegrini)

Questa è la storia. Nella sagrestia del Gesù è conservata una tazza speciale: quella in cui prendeva il cappuccino il Santo Padre, fra i più amati della storia della Chiesa.

Il chi è il donatore. Anzi: una donatrice. Si tratta infatti della nobildonna Maria Rosaria Giovene di Girasole figlia dell’allora direttore Giovan Battista Giovene di Girasole, direttore (per il Ministero di Grazia e Giustizia) del Centro di Rieducazione Minorenni veneziano ‘Zattere’. La signora ha ricevuto lo storico manufatto (“storico” in ragione del personaggio che lo usava!) in eredità dal padre. E ha pensato bene di farne dono alla Chiesa del Gesù, attualmente retta da don Mauro Angelini. La tazza e relativo piattino sono contenuti all’interno di una teca di plexiglas che ne consente la visibilità.

Quella storia raccontata con chiarezza e semplicità. La vicenda viene narrata in una felice sintesi vergata su un avviso cartaceo. Accompagnato da un biglietto di gratitudine (datato 30 agosto 1958) in cui il Patriarca ringrazia per l’accoglienza, dichiarando di conservare “con senso di cordiale e benaugurante affezione” le foto che effigiano l’evento. Un biglietto scritto a macchina e con firma autografa di Angelo Roncalli.

I fatti. Angelo Giuseppe Roncalli (futuro Papa) era allora Patriarca della Serenissima (di Venezia), nominato del 1953. Si recava volentieri in visita all’Istituto di Rieducazione (altrimenti detto “Riformatorio”) per portare a quegli sfortunati ragazzi un segno di amicizia e conforto. Detta la messa, faceva colazione insieme al Direttore.

Dopo tre ore di digiuno… Vale la pena ricordare che un tempo, per prendere la Comunione, si richiedeva un digiuno di almeno tre ore. Ragion per cui, dopo la messa, era naturale che al celebrante si offrisse qualcosa da mettere nello stomaco.

Una colazione frugale… con un pizzico di golosità. Giovanni XXIII accettava volentieri un cappuccino e una brioche. Uno speciale apprezzamento lo induceva a fare il bis e perfino il tris. Con la scusante: “Ne approfitto, perché di brioche così buone non se ne trovano”.

Ecco il senso e il valore documentario di quel dono. Una spigolatura, finora inedita, sulla figura di un Papa Santo. Al quale si può certamente perdonare un piccolo peccato di gola. Che ce lo fa sentire più vicino come persona. A riprova di una santità del quotidiano da perseguire come obiettivo di vita.

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