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Pillole di storia di Perugia: quando in città si allevavano bachi e si produceva la seta

In via del Roscetto, poco sopra l’Arco dei Tei alla Pesa, dentro Palazzo Spinola, esisteva lo stabilimento bacologico. Di che si trattava?

Quando a Perugia si produceva seta. Rino Fruttini, in un post su Facebook, parla di un albero di 300 anni: un gelso alle pendici del Monte Tezio. Lo ringrazio perché offre il destro per parlare di una questione poco nota, ossia del fatto che in via del Roscetto, poco sopra l’Arco dei Tei alla Pesa, dentro Palazzo Spinola, esisteva lo stabilimento bacologico. Di che si trattava?

Il conte Rodolfo Pucci-Boncambi e il conte Vittorio Cesarei fondarono (1873) uno stabilimento per l’allevamento del baco da seta: solo razza indigena. Oltre a quelli in via del Roscetto, esistevano anche vari collaboratori in Porta S. Angelo. Solo che alla Mercanza si lavoravano bachi di razze asiatiche incrociate (lo racconta Renzo Zuccherini nel suo “Fabbriche in città”).

Altri allevamenti erano nella zona della Conca, parte ricca di orti e di piante di gelso, tuttora presenti in viale Zeffirino Faina.

Fruttini ricorda: “Fino agli anni ’40, prima della seconda guerra mondiale, le campagne perugine di prossimità cittadina erano folte di gelsi. Le foglie del gelso erano l'alimentazione primaria per i bachi da seta. I bachi producevano, con una solerzia, facondia e regolarità giornaliera alla fine dell'estate i bozzoli, dai quali si ricavava il filo da seta, poi lavorato sapientemente dalle maestranze della Spagnoli in quel di Santa Lucia”.

Lo stabilimento bacologico dava lavoro sia a chi raccoglieva le foglie di gelso (che dovevano essere fresche), sia alle maestranze – soprattutto donne – che sfarfallavano il bozzolo, facendo attenzione e non rompere il filo.

 Poi arrivò la crisi del 1915, la malattia dei bachi e la più conveniente importazione di bozzoli dalla Cina. Alcune operaie furono anche impiegate nel cotonificio Pucci-Cesarei alla Mercanzia. In quegli antichi locali si lavoravano cotonine colorate, impiegando oltre venti telai, ma anche questa produzione entrò in crisi allo scoppio della prima guerra mondiale

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