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Due storiche cartoline raccontano brandelli identitari di storia perugina

Le immagini donate da Vanni Capoccia alla Società di Mutuo Soccorso

Due storiche cartoline, ora esposte alla Società di Mutuo Soccorso di Perugia (foto), raccontano brandelli identitari di storia perugina. Provengono dalla donazione del socio Vanni Capoccia.

Quella sopra ritrae Lamberto Duranti, originario di Ancona, perugino d’adozione e convinto garibaldino. Duranti combatté alle Argonne con Guglielmo Miliocchi (suo tutore e Maestro) e con Giuseppe Evangelisti, intestatario del nostro Palazzetto dello Sport al Pian di Massiano (tema sul quale torneremo a breve con una nota polemica).

Insieme a Evangelisti, Duranti combatté da garibaldino, per la libertà della Grecia, contro l’impero turco ottomano e organizzò la spedizione a Perugia, concordata a casa di Publio Angeloni, grande patriota perugino, padre del forse più famoso Mario.

“Lamberto Duranti – ricorda Capoccia – cadde in battaglia proprio nel corso di quella Campagna e la salma fu riportata ad Ancona”. “Noi – aggiunge lo storico e sociologo perugino – nella nostra città, ce ne siamo colpevolmente dimenticati”.

La seconda cartolina è dedicata al personaggio di Giovanni Ruggia [da noi citato nel servizio di ieri sulla scomparsa della signora Volpi (Perugia in lutto: è morta Ida Bellero, il ricordo dell'Inviato Cittadino).

Nella lapide all’ingresso del nostro Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria è riportato il testo che recita: “Il XIV Settembre MDCCCLX qui intimò la resa agli artiglieri pontifici il sergente del 2° Reggimento genio, Giovanni Ruggia, da Romano Canavese, che per primo, apertosi un varco per l’oppugnata Porta S. Margherita, l’aveva dischiusa alle armi liberatrici, impavido sfidando la morte. A lui fu premio la medaglia d’oro al valor militare. Ad onore ed esempio del 21° Reggimento di fanteria, il IV giugno MCMV, pose”.

Ricordo che Giovanni Ruggia era venuto a Perugia trentenne, col grado di sergente del 2° Reggimento genio, ed ebbe un ruolo fondamentale nella liberazione della città.

Innanzi tutto, con la prima Compagnia Zappatori, ebbe l’ordine di abbattere il robusto portone, serrato dagli svizzeri, della medievale Porta Santa Margherita. Il colonnello Schmidt aveva dato ordine di opporre questa estrema resistenza. E il nostro generale De Sonnaz aveva ben chiaro il significato militare e simbolico di quello sfondamento.

Per aprire la strada alla fanteria sabauda, Ruggia si recò sotto la Porta, armato della sola ascia, sfidando i colpi di artiglieria che provenivano dal giardino pensile soprastante (oggi proprietà della nostra amica Anna Maria Rossini Bondi).

Ruggia praticò un buco nel legno, vi entrò con grande pericolo personale e, una volta giunto alle scalette di via Bonaccia, favorì l’ingresso dei commilitoni.

In quella contingenza perse la vita il diciottenne capitano piemontese Tancredi Ripa di Meana. E non è un caso che la strada lì vicino, quella che va verso la Porta San Costanzo, sia stata a lui opportunamente intitolata. C’è chi afferma che Tancredi sia stato ucciso da uno dei colpi provenienti dalla zona di San Domenico, ma gli esperti di balistica dichiarano la circostanza poco verosimile.

In un successivo momento, Giovanni Ruggia, trovandosi in piazza San Domenico, fu fatto segno di colpi di fucile. Non si perse d’animo e aggredì con forza il portone di quella caserma, lo sfondò, penetrò all’interno e fece prigionieri gli oltre cinquanta artiglieri papalini lì asserragliati.

Per questi atti eroici, avendo messo a repentaglio la stessa vita, gli venne conferita la medaglia d’oro al valore, attribuitagli con decreto del 1° ottobre 1860.

Ecco perché i personaggi effigiati in quelle due cartoline donate da Vanni Capoccia meritano il plauso e la riconoscenza di noi Perugini. Perché la forza di quelle icone aiuti noi, ma soprattutto le future generazioni, a non dimenticare.

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