INVIATO CITTADINO Sopralluogo alla tomba del filosofo Capitini

Sopralluogo a Monterone per verificare le criticità del sepolcro del filosofo nonviolento Aldo Capitini

Sopralluogo a Monterone per verificare le criticità del sepolcro del filosofo nonviolento Aldo Capitini. Eravamo un discreto gruppo di estimatori del massimo pensatore della Vetusta. Scopo della visita: rendersi conto di quali interventi migliorativi si potessero ipotizzare e quindi proporre eventuali osservazioni alla Fondazione, erede dei beni e custode del messaggio del filosofo perugino.

Fra i convenuti, gli assessori comunali Leonardo Varasano e Gabriele Giottoli, il presidente della Società di Mutuo Soccorso Primo Tenca e il socio Cesare Barbanera, il dottor Paolo Menichetti (la cui madre, l’indimenticabile Nini, fu sodale del filosofo della compresenza), Gabriele de Veris (bibliotecario e componente della Fondazione Centro studi Aldo Capitini), la signora Maria Flaminia Bonfigli, oltre ad un consistente gruppo di docenti, in rappresentanza della scuola intitolata a Capitini. 

La tomba presenta alcune criticità anche urgenti. La prima e più consistente è costituita da un pino che incombe sul sepolcro producendo danni di rilievo. Quell’albero, inizialmente di ridotte dimensioni, è talmente cresciuto da scalzare dalle fondamenta alcune parti della struttura. L’aiuoletta entro la quale è contenuto è spanciata e fratturata (foto). Addirittura, il muro di contenimento laterale sinistro, in cemento armato, è flesso in direzione delle tombe adiacenti. Quelle radici sono penetrate sotto gli scalini di accesso e, se non s’interviene, c’è il rischio che tutto salti. Senza considerare il danno estetico prodotto dagli aghi di quella pianta ammalata: con la pioggia, tutta la pietra tombale si tinge di marrone.

La pietra di copertura e tutti gli annessi presentano la necessità di una robusta ripulita da effettuare con lancia a pressione variabile per restituire ai travertini il bianco originario.

Altre parti sono ammalorate o lacunose e, con l’occasione, dovrebbero essere restaurate e risarcite.

Altro discorso è quello, non solo estetico, dei vasconcini che recingono la tomba su tre lati. Si è avanzata l’idea di piantarvi del bosso al fine di ricavarne una siepetta di sempreverde da tenere bassa, in modo da non togliere arie e luce al manufatto. Si potrebbe incaricare il fioraio con sede a lato dell’ingresso del cimitero. Lo stesso si prenderebbe cura della potatura annuale della siepe. Ma sono tutti aspetti sui quali tocca decidere da parte di chi ne ha la responsabilità.

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Questo e altri sono gli aspetti dei quali sembra urgente prendersi cura. Per quanto attiene al versante economico, ma anche a quello delle idee, i presenti – a titolo personale e in nome dei soggetti rappresentati – si sono impegnati a contribuire per il buon esito delle operazioni che la Fondazione deciderà di intraprendere.

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