Lunedì, 18 Ottobre 2021
Attualità Gubbio

Sentiero Francescano, il racconto dell'avvocato Francesco Gagliardi: "In cammino per connettersi con se stessi e la natura"

Due giorni di viaggio da Gubbio ad Assisi in occasione della festa del patrono d'Italia, il professionista calabrese e trapiantato in Umbria: "Natura bellissima e tanto tempo per pensare alla famiglia, al lavoro e alla vita di tutti i giorni"

Il pellegrinaggio ti riconnette con Dio e la fede, ma anche più semplicemente con la natura e se stessi. Nelle ore di cammino si è soli con se stessi, anche se si viaggia con altri pellegrini, e si pensa, si riflette su tante cose: famiglia, problemi di vita, fede, dando ascolto alle sensazioni fisiche, alla fatica del cammino lungo il percorso.

Francesco Gagliardi, avvocato calabrese trapiantato in Umbria, a Gubbio per la precisione, ha voluto sperimentare il Sentiero francescano Gubbio-Assisi, passando per Valfabbrica, 53 chilometri in due tappe; un sentiero immerso nei boschi e nelle campagne umbre.

“È un percorso impegnativo, in quanto la strada presenta continui saliscendi dovuti alla configurazione collinare della zona attraversata e le colline vanno, appunto svalicate, aprendo ogni volta lo sguardo su nuovi scenari e nuove bellezze” racconta Gagliardi che ha concluso da poco il suo pellegrinaggio.

Cosa ti ha spinto ad affrontare questa esperienza?

“È un desiderio che porto nel cuore da tanti anni, ma che avevo sempre rimandato. Quest’anno con due miei cugini che risiedono in Piemonte abbiamo deciso che era arrivato il momento di partire. Così abbiamo scelto di metterci in cammino domenica mattina 3 ottobre, in modo da arrivare ad Assisi lunedì 4 ottobre, festa di san Francesco”.

Quali sensazioni hai provato durante il cammino?

“All’inizio pensavo solo alla fatica fisica, legata al cammino, ma mentre scorreva la strada sotto i piedi mi sono accorto che ogni passo era occasione di riflessione su me stesso e di osservazione della natura che mi circondava. È stato come fare un viaggio interiore nel cammino fisico. Camminare ti consente di entrare in contatto con il tuo fisico, ma anche di stimolare la mente, perché nel silenzio del percorso sei portato a riflettere, a ragionare”.

Il pellegrinaggio diventa anche un’occasione per conoscere meglio chi si mette in cammino con te, chi incontri, o di rendere reale quello che è solo virtuale?

“Viviamo in tempi i cui i social hanno grande rilevanza e consentono cose che prima erano inimmaginabili. Alla partenza ho fatto alcuni post sui social, poi ho continuato a pubblicare durante il cammini. Un mio contatto di Facebook, con il quale non ci siamo mai incontrati, abita e lavora a Valfabbrica e mi ha invitato a passare a da lui alla fine della prima tappa del mio percorso. Con Mario Nazzareni non ci siamo mai visti, ma solo ‘parlati’ via social. Lui ha una pasticceria e ci ha accolti come pellegrini. Così i virtuale è diventato reale”:

Hai usato molto volte il verbo “riflettere” collegato al “camminare”, qual è stata la tua esperienza?

“In questi due giorni di pellegrinaggio ho riflettuto tanto, sul lavoro, sulla famiglia e sulle amicizie. Ho provato a descrivere questi miei pensieri in alcuni post. Il primo insegnamento ricevuto è quello che da soli non possiamo farcela in nessuna situazione: quasi alla fine dei 35 chilometri del primo giorno ho avuto ho avuto un cedimento, solo grazie ai miei compagni ho raggiunto il traguardo della prima tappa, rafforzando in me l’idea che abbiamo bisogno della vicinanza spirituale o fisica di amici e parenti. Questo mi ha portato ad una seconda riflessione, che possono capire quanti vivono lontano dalle proprie famiglie di origine: capita di vivere in altre regioni, lontano dai propri cari e si pensa che l’affetto familiare sia forte e sicuro solo tramite un contatto quotidiano, ma in questo cammino con i miei cugini ho scoperto che per essere famiglia basta abbracciarsi e stare bene insieme nei momenti che la vita ci concede. L’affetto familiare è un fuoco che rimane sempre acceso e si ravviva alla prima occasione. Un altro insegnamento mi è venuto da un piccolo incidente. Da Valfabbrica ad Assisi ho avuto un problema tecnico, mi si è rotto uno scarponcino. Di fatto ero rimasto scalzo, così al mio amico pasticcere ho chiesto se in paese ci fosse una ferramenta, ma una dipendente mi ha detto che forse in laboratorio avevano delle fascette, le ha prese e abbiamo riparato lo scarponcino. Oltre all’aiuto fornito da persone che un attimo prima erano sconosciute, ho compreso che non bisogna mollare mai e che ogni problema umano ha una soluzione. L’ultimo insegnamento mi si è presentato davanti agli occhi quando siamo giunti davanti alla basilica di San Francesco. Lungo la salita che dal Bosco di San Francesco porta in piazza ci siamo ritrovati con altre persone in cammino come noi. Ho capito che ognuno di noi pensa di partire da solo, di essere solo affrontando le fatiche della vita, poi ti accorgi che anche altri vivono quelle stesse difficoltà, altri ne vivono di diverse, ma tutti siamo alle prese con la vita. Parti da solo, ma arrivi in compagnia”.

Il Sentiero francescano è un percorso che richiama molti pellegrini nel corso dell’anno, come lo definiresti?

“Il cammino è bellissimo perché attraversa vallate di profonda misticità, stimolando un legame profondo con la spiritualità e la natura. È certamente impegnativo, ma immerso in una natura incantevole, a pochi chilometri da centri abitati. I colori del tramonto e dell’alba sulla campagna e sui boschi tratteggiano dei veri e propri quadri da ammirare. E poi c’è l’accoglienza che trovi lungo il percorso. Noi siamo partiti con acqua, integratori e barrette per il cammino, ma per avevamo prenotato in agriturismo per cenare e dormire. Il titolare ci ha incontrato per strada, ci ha salutato e dato appuntamento alla struttura, dicendoci che stava andando a cogliere dei fichi freschi da portare a tavola. Ho sentito che questa non era solo ospitalità, ma accoglienza del pellegrino. È stat molto bello”.

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