"Abortire un bambino può essere una priorità in questo momento?" Se lo chiedono le associazioni prolife dell'Umbria

La riflessione dopo la richiesta dei consiglieri umbri PD di garantire le interruzioni volontarie di gravidanza durante la tragica pandemia

Le delegazioni umbre dell'Associazione Family Day e Associazione Nazionale Famiglie Numerose si pongono una domanda, all'indomani delle richieste da parte di alcuni consiglieri regionali del PD umbro dei giorni scorsi di garantire - anche durante l'emergenza mondiale Coronavirus e il conseguente lock down - le interruzioni volontarie di gravidanza, in questo caso anche "a domicilio".

"Ma il problema che stiamo vivendo non riguarda la morte di centinaia di persone al giorno? Perché pensare a “tutelare” l’uccisione di nuove vite?" - è quanto domandano all'opinione pubblica i sodalizi a favore della vita, della famiglia naturale e della lierbtà educativa.

"Tale proposta - si legge in una nota - però ignora che la Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, innanzitutto, dispone che 'Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio. L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite' e che 'Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite'".

Insomma, in un momento in cui molti diritti soggettivi sono stati temporaneamente sospesi (basti pensare al lock down forzato a cui è sottoposta tutta la popolazione), ci si domanda se uccidere un futuro cittadino sia davvero prioritario, considerando anche il drammatico problema della denatalità nella nostra regione. Peraltro, con le modalità dell'aborto "domestico" con tutte le sue pesanti implicazioni fisiche e psicologiche per la donna.

La proposta

Le Associazioni per la Vita invitano pertanto a riflettere se - nei casi in cui una donna in questo difficile frangente faccia richiesta di una interruzione di gravidanza - non sia più auspicabile riunire le forze per sostenerla e accompagnarla nel portare avanti la gravidanza, offrendole l'opportunità di dare in adozione il bambino alla nascita (possibilità peraltro sempre consentita dalla legge); in questo modo si lascerebbe in vita il nascituro e si farebbe felice una delle tante famiglie che aspettano per una adozione.

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