INVIATO CITTADINO Altro che minigonne, a quei tempi le ragazze le guardavamo... col binocolo

Memorie di un ex 'mariottino' - L'inviato cittadino ricorda i tempi del liceo ginnasio Annibale Mariotti

Memorie di un ex mariottino (in foto un'immagine risalente alla Maturità del 1968). Altro che minigonne! A quei tempi, alle ragazze del classico non si concedevano nemmeno i pantaloni. Le guardavamo… col binocolo. Parliamo di preistoria del costume, ma le cose stavano esattamente così. L’Inviato Cittadino ricorda di aver frequentato la mitica sezione A del liceo ginnasio Annibale Mariotti. Sia detto senza vanteria, ma al corso A erano ammessi principalmente collegiali dell’Onaosi e gli studenti arrivati alle superiori con le medie migliori. Poi c’era il corso B, altrettanto blasonato e tutto femminile. Ovviamente le ragazze ci interessavano parecchio ma le vedevamo… col binocolo.

E non è un modo di dire. All’entrata potevamo vederle, all’uscita era più difficile, perché c’erano momenti contingentati. Prima uscivano quelli del pianoterra (sezioni miste), poi scendevano le classi del primo piano (fra le quali la sezione A e la C), poi le mitiche freghe della B. A ricreazione, le guardavamo, appunto… col binocolo. I bagni maschili del primo piano erano due. Quello più vicino alla presidenza era riservato al ginnasio. Quello all’inizio del corridoio lungo era dei liceali. Rumoroso, intasato di fumo e coi ragazzi a fare segnali… di fumo alle freghe della B, il cui bagno era dotato di una finestra che guardava in direzione del nostro.

Non si ponevano le questioni, e i divieti di questi giorni, con occhi dei professori che “cadono” dove non dovrebbero. Le minigonne non esistevano ancora, le gonne erano lunghe e coprenti. Si manteneva una forte infantilizzazione delle ragazze, costringendole alle calzine corte, bianche, anche col gelo invernale. Il preside Francesco Francescaglia, detto “Fichino” (un’altra volta spiegheremo perché) vigilava sull’abbigliamento delle ragazze. Coadiuvato in questo dalla sua storica vicepreside, la professoressa di matematica e fisica Elodia Santollino, amata e temuta per la sua (invero bonaria) severità.

Le ragazze dovevano portare il grembiule nero (!) e qualche volta, all’uscita, il preside Francescaglia controllava che sotto il grembiule non portassero i pantaloni. Altrimenti: l’indomani, venire accompagnata da un genitore per beccarsi la reprimenda. Ma qualcuna azzardava e ci provava… a mettere i pantaloni e a farla franca. Ricordo che una volta, Francescaglia, ebbe a rimproverare anche me, giovane supplente, perché indossavo una giacca a quadri che sembrava un plaid scozzese. Eppure ero gradito a studenti di rango.

Posso ricordare, della mitica sezione C (in cui mi capitava di sostituire la prof Paola Scaramucci), l’ematologo Brunangelo Falini, l’architetto-antichista Michele Bilancia, l’ortopedico Roberto Binazzi, la peruginologa Maria Pia Zappelli (madre del sindaco Andrea Romizi) e altri che hanno fatto una gran carriera. S’intende: non per merito del mio breve insegnamento.
Tornando alle questioni odierne di occhi che cadono” dove non dovrebbero, si pensi che nel 1989 fu sugli scudi un libro di Lara Cardella intitolato: “Volevo i pantaloni”.
 

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