Riapertura delle scuole, la dirigente Rita Coccia: "Giro con il metro in mano, ma ancora non sappiamo nulla"

Intervistata da LA7 la preside del "Volta" ammette di "avere paura, per la prima volta, di non riuscire a far fronte a tutto". La risposta della ministra Azzolina

Musei, luoghi di cultura, edifici scolastici dismessi, didattica digitale, la scuola riapre così a settembre, secondo la ministra Lucia Azzolina a Focus su LA7. Dove viene subissata di mail e domande, sui nuovi banchi, sugli spazi scolastici, sulle mascherine, su quanti ragazzi potranno stare in aula.

Rita Coccia, dirigente scolastico del Volta di Perugia, viene seguita nella giornata tipo per organizzare la scuola alla riapertura.

“Posso prendere decisioni basandomi su un post di Facebook della ministra? Nella mia scuola ci sono, ogni giorno, quasi duemila persone, tra studenti, docenti e personale. Stiamo lavorando per definire gli spazi in funzioni delle classi, giro la scuola con la fettuccia da muratore per calcolare il metro di distanza tra i banchi – dice la dirigente Coccia - Tutte le scuole d’Italia sono un cantiere, nella nostra stiamo spostando banchi e armadietti, montiamo pannelli di plexiglas, calcoliamo gli spazi in base ai ragazzi iscritti. È un via vai continuo dal magazzino”.

Una situazione difficile anche perché “è complicato stare al passo con quello che dice il ministero, un giorno decidono una cosa, quello successivo c’è un’altra indicazione. Mentre su cose importanti come l’organico scolastico o chi deve acquistare banchi e divisori, non ci è stato detto ancora nulla. Come non sappiamo di chi è la responsabilità se uno studente si ammala? Io non so se è giusto che un ragazzo esca da una porta, se riesce a mantenere il metro di distanza se incontra un altro alunno. Per la prima volta, in 22 anni di dirigenza, ho paura di non riuscire a fare fronte a tutto”.

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La ministra risponde: “Stiamo affrontando una vera emergenza. Ci sono le linee guida, i tavoli regionali, le conferenze di servizi. Gli arredi sono di competenza del commissario Arcuri, così come mascherine e igienizzanti. Devono solo dirci di cosa hanno bisogno e lo avranno”.

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