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Sabato, 22 Gennaio 2022
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Scuola, Umbria: in 17mila aspettano il rinnovo del contratto, si va verso lo sciopero

I sindacati protestano contro il Governo e proclamano lo stato di agitazione: "Risorse insufficienti dalla legge di Bilancio"

Un contratto scaduto da tre anni e una legge di bilancio che secondo i sindacati non dà le risposte attese da lavoratrici e lavoratori della scuola, 1,2 milioni in Italia e 17mila in Umbria. Queste sono le ragioni che hanno portato alla proclamazione dello stato di agitazione del settore e che porteranno molto probabilmente già nelle prossime ore alla proclamazione dello sciopero nazionale. 

“I grandi investimenti per la scuola promessi dal governo in questi lunghi mesi di pandemia, che hanno visto il personale docente e Ata impegnato in prima linea, non ci sono - affermano in coro i sindacalisti umbri della scuola Domenico Maida (Flc Cgil), Lucia Marinelli (Uil Scuola), Annarita Di Benedetto (Snals) e Patrizia Basili (Gilda) - eppure, nel Patto per la scuola di maggio 2021 il Governo si era impegnato a stanziare apposite risorse aggiuntive per colmare almeno in parte l’enorme divario retributivo che c’è tra i dipendenti della scuola e quelli di tutto il resto della pubblica amministrazione (mediamente circa 300 euro), per non parlare del confronto impietoso con il resto d’Europa”.

Ma la questione salariale è solo uno degli aspetti che hanno portato all’agitazione del personale. “La realtà è che sulla scuola in questi mesi si è fatto molto ‘bla bla bla’ per dirla con Greta - hanno aggiunto i rappresentanti delle sigle sindacali - poi però non si affronta il problema delle classi numerose, non c’è nulla sul superamento del precariato e viene bloccata per legge la mobilità dei docenti e dei dirigenti. Per non parlare della mancata proroga degli organici Covid per il personale Ata che rappresenterà già da gennaio un problema enorme”. 

Per l’Umbria, hanno chiarito i sindacati, parliamo di 831 lavoratrici e lavoratori ai quali il 31 dicembre prossimo scadrà il contratto. “In termini occupazionali è come se chiudesse una grande fabbrica - hanno concluso Maida, Marinelli, Di Benedetto e Basili - ma oltre a questo dramma ci sono le scuole che inevitabilmente andranno in grande difficoltà, perché quel personale serve, tanto più ora che, come stiamo vedendo, la pandemia rialza la testa anche dentro i nostri istituti”. 

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