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Schegge di Antonio Carlo Ponti | Ragazzi e vecchi in tenzone

Per noi in famiglia il Natale è soprattutto spacchettare libri, tanti che se non scrivi sulla carta colorata il nome del destinatario si rischia di “ricevere“ il libro di cui non ti importa niente; certo dopo le cose si riassestano, e alla fine della tenzone unicuique suum. Mio figlio mi ha regalato “Ragazzo” di Massimo Fini, importante giornalista e saggista, classe 1943. Autore che non conosco affatto. Il sottotitolo è storia di una vecchiaia. Intrigante no? Ma quel che mi ha scosso un po’ è la frase in quarta di copertina: «L’estremo paradosso dei vecchi è che desiderano morire ma vogliono vivere.» Confermo. Ma mi verrebbe quasi quasi la lia di scrivere anch’io un libriccino di 100 pagine come questo – e chi lo sa, le strade della scrittura sono infinite e misteriose – ma intitolato

“Vecchio. Storia di una giovinezza”. Un ossimoro, una stranezza, una bizzarria dello spirito. Un detto,  piuttosto scemo – raramente gli adagi popolari brillano d’intelligenza, farciti come sono di conformismo untuoso e di ottimismo epidermico – recita che non si è vecchi se non ci si sente vecchi, che è una sciocchezza sesquipedale. Fini è quasi cieco, ha smesso di scrivere ma questa storia di una vecchiaia risale al 2007, forse aggiornata. Non ho ancora cominciato a leggerla, solo sfogliata, ma d’acchito ho notato che l’autore se la prende con un  incipit famoso, bellissimo come che so l’explicit di

“Il mito di Sisifo” di Albert Camus: «Bisogna immaginare Sisifo felice.» Ma ci rendiamo conto? Sisifo è condannato per l’eternità a rotolare in cima a una collina un masso pesante e quando è a un centimetro dalla meta il masso lo travolge e giunto a valle deve ineluttabilmente spingerlo lassù ancora e ancora perpetuamente. Ah sì le prime righe, che a me parvero bellissime ora mi paiono un po’ ottuse,    una sciocchezza d’autore la dice Fini, come un bell’abito vuoto lasciato da una donna in fuga.   «Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che questo è il periodo migliore della vita.»

L’avvio e magnifico, e il romanzo filosofico- esistenziale “Aden Arabia” (1931) è avvincente, complesso e pieno di risorse liriche. Paul Nizan, nato nel 1905, muore in battaglia a Dunkerque il 23 maggio 1940, nelle primissime fasi della seconda guerra mondiale. Ma perché, ripensandoci, è una sciocchezza d’autore? Sì, se vista da un iper ottantenne in difficoltà con bottoni e con zip e con i motivi   corporali come me, l’età dei vent’anni è un’età mitologica quasi quanto l’adolescenza dei verdi paradisi di Charles Baudelaire. Vuoi mettere la dolcezza e i rossori dei primi innamoramenti? Se invece la vedi come la domanda delle domande, che cos’è questa cacchio di vita piena di urla e furore e che non significa niente, allora i vent’anni valgono i quaranta o i sessanta. Sempre in cerca di risposte sI è in questa valle di lacrime. 

Se invece credi in qualcosa di superiore e di non mortale, se il detto non stupido: fa’ del bene scordalo fa’ del male e pensaci può farsi regola o norma di esistenza, tutti i periodi della vita sono nobili, ciascuno con gli scintillii della coscienza in pace con sé stessa. Ma come la metti, la vecchiaia è fragilità del presente e  maturità del passato. L’unico inconveniente è che manca il futuro. Ma non è detta l’ultima parola.
P arola mia!   

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