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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Udite! 3 Umbri 3 nell’antologia della Poesia immortale italiana

La poesia è morta si dice in giro, nessuno la difende contro i romanzetti “tre camere e cucina”, storie intime e vacue, che infestano le librerie e che nessuno comprerà e leggerà mai. Il libro è come la moneta, quello cattivo scaccia quello buono. Si calcola che in Italia ogni anno si stampino ventimila plaquettes di poesia. Quasi tutte pagate di tasca autoriale; il pianoforte della vanità strimpella ritornelli irresistibili. Il poeta e la poeta (poetessa è in disuso) delusi cadono come corpo morto cade. Un’amica fraintendendo una mia frase mi chiama in soccorso: ho casa piena di scatoloni mi dice. Che farne? Stavo, acido, per risponderle: bruciali come fu sulle piazze hitleriane o in “Fahrenheit 454”.

Ripeto ancora con Wislawa Szimborska che è preferibile il ridicolo di scrivere poesie al ridicolo di non scriverne. Che la poesia non abbia nient’affatto tirate le cuoia lo dimostra in maniera in punta di piedi e in guanti gialli un illustre linguista, il professor Luca Serianni, che recluso questa estate a causa del simpatico virulento virus, ha lasciato in disparte gli studi grammaticali di cui è maestro e – così m’immagino io – s’è messo di buzzo buono a leggere e soprattutto a ri-leggere una montagna d’italica poesia. Otto secoli, mica bruscolini. Illuminazione! qui ne scappa un’antologia ma di soli 100 testi fra i 100.000 e più.

Ed ecco il verso giusto (Laterza), che vuol dire la poesia-capolavoro e il modo corretto di sentirla. Ossia prendere le cose per il verso giusto. Cento poesie per cento autori? No, troppo facile. O troppo sterile. O troppo coraggioso o incosciente. No, 100 poesie di 63 poeti e poete-sse, che sono 7.

Ovviamente alcuni autori ne han più d’una: Petrarca 8, Dante 6, Ariosto 2, Tasso 4, Marino 2, Leopardi 3, Manzoni 2, Carducci 3, Pascoli 4, Montale 4, Saba 2, Caproni 2. Una per ciascuno i restanti 51 autori. Come il solito il demone e la vertigine della lista mi assalgono. Devo dividerli per “regioni”. Toscana: 16. Emilia-Toscana 8. Lazio: 8. Liguria: 5. Veneto: 5. Campania: 4. Lombardia: 4. Sicilia: 3. Umbria: 3. Friuli-Venezia 2. Marche: 2. Abruzzo (Gabriele D’Annunzio): 1. Basilicata: 1. Piemonte (Vittorio Alfieri): 1. Giovanni Orelli è ticinese.

L’Umbria è messa piuttosto bene, no? Con Iacopone da Todi, Sandro Penna e Patrizia Cavalli. Vogliamo anche dire che Pietro Metastasio e Paolo Rolli sono mezzo umbri? E che il libro è sontuoso? Ma, ahi ahi prof! E Francesco d’Assisi?

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