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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Toponomastica quanto sei stupida...

Certi giorni, di tarda mattina o di primo pomeriggio, mi sento un eroe perché non la do vinta al dolore fisico; scendo al Percorso Verde e camminando talvolta col bastone di panchina in panchina mi faccio un due-tre chilometri tutti dicono quanto mai salubri. La zampa destra poco o punto irrorata sia sul versante arterioso sia su quello venoso – svelo perché son di sinistra (mio Dio che spirito da dozzina!) – è una nemica acerrima della mia voglia di moto inducendomi a sedentarismo pernicioso al sistema vascolare. Il coraggio è come un coniglio da afferrare come fa un prestidigitatore in frac e cilindro. Sia come sia tre-quattro volte per settimana il martirio entra in scena, le panchine sono tutte mie e odio chi ne occupa abusivamente una al posto mio. Che poi, a voler essere pedanti, ho sempre giocato titolare. Scherzo! 

Ma non vi ho detto dove posteggio la mia macchinetta (avevo scritto macchietta, vedi un po’ che guaio può fare una modesto consonante: poesia del refuso). Mi fermo davanti al Palazzetto dello Sport una volta intitolato a Giuseppe Evangelisti e ora noleggiato da un privato, ma il busto glielo hanno bontà loro lasciato a colui detto ora il Garibaldi ora il Mazzini di Perugia. E parcheggio proprio davanti al gruppo scultoreo di cinque nudi femminili in cemento armato, un po’ marziani alla ET eretti dal caro Bruno Orfei (1926-2007), a originale imitazione di Alberto Giacometti e dell’archetipo “Ombra della sera”, sublime statuetta votiva etrusca guardabile al Museo di Volterra. Un bel sodalizio con Bruno, cui si deve il Crocefisso e la Via Crucis nella chiesa dei Santi Biagio e Savino. La migliore arte sacra da che mondo è mondo l’han fatta i miscredenti. 

Insieme curammo un po’ di libri e ho in casa sue opere, era generoso non come tanti artisti stitici che si sentono Matisse o Modigliani. Ogni volta che scendo dalla macchina mi appare lui che quando andavo a casa sua in via Del Pozzo sua moglie Joan Sterling, australiana, si rifugiava nella sua stanza dopo un saluto fugace e Bruno si toglieva la dentiera: così parliamo meglio diceva e dire che era stato un noto tombeur de femmes quando insegnava alla Scuola del Nudo all’Accademia. A proposito, al centro della rotonda del Palazzetto si leva una imponente stele in pietra serena di Mario Pizzoni, fontana senz’acqua. E tra la Questura e l’Enel si notano tre colonne alate di Sestilio Burattini, un po’ basse dissi e lui: ho capito ma la pietra mica me la regalano. Spilorci come i Comuni… Ma dovrò spiegare il titolo, ritengo, no? basta con digressioni preamboli prologhi proemi preludi prefazioni. 

Allora, questo è. Mentre sto terminando il piccolo inferno di un tratto senza panchine, alzo gli occhi e leggo su una piccola targa: via p. conti, e allora m’incavolo, ce l’ho a morte con le commissioni di toponomastica lei beata che che spesso non ricordano chi merita l’intitolazione ma soprattutto la normativa che impone di non mettere nome proprio e cognome, ma solo l’iniziale. Quel p. conti è un abominio. Ma che costa di più? Quando salivo decine e decine di volte a Corciano per l’omonimo Festival mi veniva l’orticaria a leggere via Ho Chi Minh, non per pregiudizio ideologico, per il cattivo gusto, per il ridicolo, per ragioni estetiche. Ma la rabbia vera era quando leggevo via g. g. gozzano, capite mi* lettor* il ludibrio? La seconda ”gi” sta per gustavo ma non la trovi sui frontespizi dei suoi libri, è l’eccesso di zelo di un imbecille.

Quando me ne lamentavo gli amministratori allargavano le braccia e sospiravano. Meno male che la toponomastica stolta non intitola via manzoni a. oppure via capitini a. A Bevagna, er paese mio, so’ ppiù virtuosi: via Argo Secondari (martire antifascista), via Domenico Bertini (chirurgo). Post scriptum: Guardo Cannella e a quest’ora di notte la chatte joue avec son derrière / la gatta gioca col suo sedere (Henry de Montherlant, “Essays”, Pléiade, 1963, p.1257.) Lei beata che non fa peccato, che non conosce il Male ma solo il bene in una ciotola di croccantini.

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