Martedì, 19 Ottobre 2021
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SCHEGGE di Antonio Carlo Ponti | Il Web è un mostro dalle cento teste e nessun cuore

Correva l’anno 1564 quando entrò in vigore, in clima di Controriforma, l’Index librorum prohibitorum, stilato dalla Chiesa Cattolica per tutelare la dottrina e le anime dei fedeli. Una censura che non di rado veniva aggirata – per esempio nello Stato Pontificio il letterato Francesco Torti si faceva mandare da Firenze nel Granducato di Toscana a Bevagna libri di Voltaire o Rousseau infilati dentro i plichi accanto a scritti edificanti – ma in genere inflessibile e foriera di sanzioni talvolta gravi. Questo famigerato elenco venne soppresso nel 1917 ma di fatto soltanto nel 1966. Credo che le formule “nihil obstat o ”imprimatur” valgano solo per libri editi dal Vaticano e di stretta dottrina. 

Come la si voglia rigirare, la censura è sempre un attentato alle libertà di pensiero e di stampa; come scriveva Guido De Ruggero, campione di liberalismo autore del mirabile Storia del liberalismo europeo libertà è un’astrazione, un vestito da riempire con le libertà che sono la sostanza del vivere in società civilizzate. Oggi noi viviamo nella bolla della rivoluzione digitale binaria fatta di zero e uno, e il Web è una sterminata prateria. E terreno brado per matti, razzisti, suprematisti, terrapiattisti, nazisti, no vax, pedofili, soggetti violenti, revenge porn e via elencando, compresi inventori di giochi estremi come sfide al limite dell’auto soffocamento, vittima innocente una bambina di dieci anni. 

I social sono terreno di odio mortale e di morte, e ad averne i costi più sensibili naturalmente gli ebrei inondati di “anche tu finirai nel forno”: Non diceva forse Karl Kraus (Detti e contraddetti, Adelphi, pag. 217): «Il diavolo è un ottimista se crede di poter peggiorare l’uomo»? Accanto a queste bolge di rancori e d’invidia sociale corre parallelo il suo contrario, la difesa di valori bislacchi e ipocriti del politicamente corretto, il dagli all’untore come inno della “cancel culture,” il se sei con me ok se sei contro di me devi andare al rogo, come dicono certi politici a corto d’idee, senza se e senza ma. 

Così si censurano, e si vorrebbero mandare al rogo, leggo dai giornali, libri come La lettera scarlatta e l’ Odissea, Shakespeare e Eliot e Pound antisemiti, e Roman Polanski pedofilo, dunque, come se artisti o poeti non fossero persone con nell’animai i medesimi demoni di noi comuni mortali. Quindi non leggiamo più La ballata degli impiccati dell’omicida François Villon né il so sublime interrogativo: “Mais ou sont le neiges d’antan?” (dove sono le nevi di un tempo?). Non dovremo più strabuzzare gli occhi davanti a “Giuditta e Oloferne” di Michelangelo Merisi da Caravaggio, né rabbrividire sulle parole di Una stagione in inferno dell’adolescente Arthur Rimbaud poi datosi in Africa a mercanteggiare in armi con il Negus Menelik e forse negriero, morto per una gamba amputata a 37 anni. 

Ma anche lo spirito calvinista non scherza, non nei secoli bui ma nel Novecento. Allen Ginsberg (per il suo Howl /Urlo “osceno”) non subì un processo (come Ragazzi di vita di Pasolini) e al Festival di Spoleto non venne arrestato? E capolavori non furono proibiti per decenni? L’amante di Lady Chatterley, Ulisse, Tropico del cancro, Decamerone… Lo sappiamo tutti che siamo fatti non solo della materia di cui son fatti i sogni ma anche impasto di fango e di stelle. Ma quanto è comodo il pc, quanto è ormai indispensabile – come una protesi, come una dentiera se vuoi masticare – il Web, fin troppo dico, e spesso rimpiango quando per cercare una data o il nome corretto di un autore mi dovevo alzare dallo scrittoio, staccarmi dalla Lettera 32 (ora è nella casa di Bevagna) e sfilare dallo scaffale e trasportare un librone di tre chili dell’enciclopedia “Fedele” della Utet e trovare il dato sfogliando le pagine di carta patinata… erano giornate lente ed eravamo disperatamente, felicemente giovani, dei divini ragazzi (e ragazze) come scrisse lo scrittore (dimenticato) Giovanni Comisso.

Eh sì! Non c’è al mondo cosa facile, né chiara come acqua di fonte. La vita non è una linea retta che va da A a B, la vita è un arabesco. Ho letto in bagno pochi minuti fa su “Sette 7” – nella pagina di filosofia tenuta da Mauro Bonazzi – un pensiero di Friedrich Nietzsche, il cultore di ”eterno ritorno dell’uguale”: «Tutte le cose dritte mentono. La verità è ricurva». Evvai!

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