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Schegge di Antonio Carlo Ponti | Il giardino dei Finzi-Contini e quei no-green-pass che sfilano in camicia a strisce grigie

Dopo una chiacchierata con fiori e preghiere con Nerina madre e moglie al camposanto di Bevagna, Luca dice di passare a casa a prendere un libro, Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani, ché l’ha promesso a un amico, anche se ne ha un’altra e perfino in francese di Eve la sua compagna.. Dopo, mentre torniamo, mi domanda se l’ho letto e io dico di no, l’ho nel “Meridiano Mondadori“ ma ho letto però Le storie ferraresi. Allora questa copia prendila tu e leggilo, è un capolavoro meraviglioso. 

La sera comincio a leggerlo facilitato, dopo la cataratta all’occhio destro dagli occhiali da lettura numero tre consigliatimi da una assai graziosa giovanissima dottoressa che si chiama Virginia. Fino alle due di notte leggo 64 pagine fnché gli occhi stanchi non mi si chiudono nel sonno mentre Cannella esige di venire sotto la coltre a ronfare. E mentre la nuvola del sonno svapora nell’inconsistenza del niente, mi passa in testa un pensiero: ma guarda che str. Quelli del “Gruppo 63” allorché nella ‘congiura neoavanguardista’ di Palermo 32 intellettuali (tra cui Nanni Balestrini, Umberto Eco, Sebastiano Vassalli, Alberto Arbasino) chiamarono Carlo Cassola e Giorgio Bassani «le Liale dei nostri giorni», intendendoli come narratori di ‘romanzi rosa’. 

Sì era una provocazione cattiva e ingiusta, La ragazzo di Bube di Cassola è un gran libro e così Gli occhiali d’oro di Bassani, il tempo è galantuomo e tanta letteratura bizzarra e illeggibile dei congiurati è scivolata via come acqua sul sasso, ma Bassani (che è pure eccellente poeta) non la prese bene mentre Cassola non reagì dicendo che parlava per lui l’intera sua opera. Quisquilie si dirà, che vuoi che valgano queste querelle di letterati a volte anzi spesso avulsi
dalla realtà, davanti al cambiamento climatico eccetera. Dire che Giorfio Morandi è un illustratore è falso come dire che Alberto Burri è una bufala. E contraddittori: Vassali tornerà al romanzo tradizionale con La chimera e Umberto Eco col Nome della rosa. Molto rumore per nulla?

Ma le avanguardie hanno sempre una loro consistenza. E utilità, lo dissi a Edoardo Sanguineti, uno dei più rigorosi firmatari e lui fece una sorta di impercettibile mea culpa. Mi rimetto a leggere spesso commosso la storia di Alberto e Micòl Finzi.Contini, i fratelli ebrei di Ferrara che moriranno ad Auschwitz. Vallo a dire a quei farabutti di Novara che sfilano in camicia a strisce grigie con un numero che scimmiotta il numero sull’avambraccio di Primo Levi: 174517. Io glielo tatuerei in fronte e sulle chiappe.

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