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Palmiero Cecchini, Maestro sartore, uno scrigno di saperi artigianali. Va verso gli 85, l’arbiter elegantiarum di via dei Filosofi

Ha cominciato come apprendista fin da bambino e dopo 60 anni è ancora lì con aggiustature, orli, riparazioni agli abiti

Palmiero Cecchini, Maestro sartore, uno scrigno di saperi artigianali. Va verso gli 85, l’arbiter elegantiarum di via dei Filosofi.

Sessant’anni di sartoria, portati con naturale signorilità e straordinario dinamismo.

“Ancora è attivo – dice la nipote Antonella – con aggiustature, orli, riparazioni agli abiti che vendiamo nel nostro atelier al civico 30 di via dei Filosofi”.

Racconta: “I due fratelli Cecchini, mio padre Adriano (barbiere) e Palmiero (sarto), decisero di aprire questa boutique quattro decenni fa e da allora sono io a gestire il negozio. Che ha avuto sempre una piena osmosi con la sartoria dello zio, in via Massimo D’Azeglio”.

Ricorda: “Quanti matrimoni con sventagliate di vestiti per lo sposo, i familiari e gli invitati!”. Amara riflessione: “Oggi, con la pandemia, non ci si sposa, non si esce, non ci si veste. E la crisi picchia duro sui negozi d’abbigliamento”.

Palmiero (che gli amici chiamano Palmiro) ha cominciato come apprendista fin da bambino. Negli anni Quaranta del Novecento, a scuola si andava poco e i ragazzi, finite le elementari, sciamavano verso una bottega artigiana a imparare il mestiere. Non chiedevano “Quanto mi date?”. Ma il babbo si raccomandava: “Me l piate stó fiòlo?”.

Palmiero scelse di fare l’apprendista in una sartoria. All’inizio: sottopunti, sopraffili, lavoretti di base. Poi l’apprendimento del taglio, la cosa più difficile. Perché, se sbagli, non si torna indietro e la stoffa è sprecata. A un certo punto, uno diventa rifinito, si butta nella mischia e apre bottega per suo conto. Nel caso specifico, con un riscontro ampio e meritato.

Ne ha avuti di successi, Palmiero. Ha vestito grossi calibri del mondo dello spettacolo, del jet set, dello sport. Massimo Ranieri – tanto per dire – come Paolo Villaggio e Paolo Rossi. Con alcuni di loro si è fatto effigiare, per conservare memoria del suo percorso di… artista. Già perché un tempo c’era l’artigiano-artista: sarti come Palmiero Cecchini hanno fatto la storia del costume. L’Inviato Cittadino, da figlio di sarto, può citare Lemmi, Lamincia, Paccoia, Vitaliano, Giuliodori, Mencaroni… tanto per ricordare qualcuno di quelli per i quali il mio babbo lavorava in subappalto. Li ha conosciuti uno per uno quando, da bambino, andava in sartoria a portare le “prime e seconde prove” dei pantaloni.

Tornando a Palmiero, c’è da dire che ha avuto le belle soddisfazioni, i meritati riconoscimenti. Insomma, i suoi momenti di gloria. Come quando, da membro dell’Accademia dei Sartori, vestiva i cantanti di Sanremo negli anni Ottanta. O quando Massimo Ranieri, che veniva a Ponte San Giovanni dall’amica cantante Donatella Moretti, gli ordinava una raffica di venti abiti alla volta.

Fasti di un tempo, che dànno corpo ai ricordi accumulati in anni di onesto e duro lavoro, curvi sulla sedia, attenti a far combaciare righi e quadretti, a fare impunture e asole, perfetti giri manica e revers.

Quando le “confezioni” di serie erano care e dal sarto andavano tutti, anche i non benestanti. Per sentirsi uguali, almeno una volta.

Grazie, Palmiero, per aver portato - con onore e dignità - il vessillo dei sartori della Vetusta. E buon compleanno!

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