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Santi Innocentini, i detti della tradizione perugina e di quella magionese

La massima recita: “Pé j’Innocentini / finite le feste, finiti i guadrini”. Insomma: le spese, di carattere alimentare e di altro genere, alla fine delle feste, ci fanno raschiare il fondo dei risparmi e ci si trova senza un quattrino

Detti e… contraddetti perugino-magionesi sui Santi Innocentini. Quando il detto “nn’ardice”, ossia ha delle incoerenze… anche se racconta una incontestabile verità.

La massima recita: “Pé j’Innocentini / finite le feste, finiti i guadrini”. Insomma: le spese, di carattere alimentare e di altro genere, alla fine delle feste, ci fanno raschiare il fondo dei risparmi e ci si trova senza un quattrino.

Il senso è chiaro e (in genere) veritiero. Ma qualcosa non torna.

Cominciamo col dire: chi sono i Santi Innocentini Martiri? Ci aiutano le Scritture, quando citano la strage degli innocenti compiuta da Erode in ordine alla profezia intorno alla nascita di un Bambino che lo avrebbe spodestato (ma non capì che quel regno… non era di questo mondo).

Insomma, i bambini vittime di violenza, vanno celebrati come santi.

Quello che non torna è però il fatto che la Festa degli Innocentini cade il 28 dicembre, quando le Feste non sono ancora finite, restando ancora l’ultimo dell’anno, il capodanno e l’Epifania.

Forse l’anonimo inventore del detto voleva intendere che quei soldi finiscono subito dopo Natale e Santo Stefano, ritenute, a buon diritto, le Feste principali.

Come sia, i soldi sono finiti. E mi si permetta di ricordare, a meno di un anno dalla morte, l’indimenticabile amico Ennio Cricco, traduttore (in perugino-magionese) di Dante e Boccaccio, Michelangelo, Luigi da Porto e San Francesco, biografo di Perugino e Pinturicchio. Ennio mi regalò tanti anni fa questo proverbio. E Marco Vergoni, disegnatore perugino, mi donò la grafica che illustra quel detto. Mi va di condividere questi regali con tutti voi.

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