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PERUGINERIE Santa Cecilia di via Fratti. C’era una volta l’Oratorio, poi il cinemino dei preti, oggi l’Auditorium...

Le storiche vicende di un luogo deputato alla musica e alla preghiera

Santa Cecilia di via Fratti. C’era una volta l’Oratorio, poi il cinemino dei preti, oggi l’Auditorium.

Le storiche vicende di un luogo deputato alla musica e alla preghiera. Fra via dei Priori e via della Stella sorge la chiesa barocca dei Padri Filippini (progettata da Paolo Maruscelli). Ufficialmente nominata “della Concezione”, di San Filippo Neri o, più sbrigativamente, Chiesa Nuova. Occupa il luogo dove sorgeva l’antico Battistero di San Giovanni Rotondo. In adiacenza l’Oratorio.

Lo stesso precedente Oratorio fu demolito e al suo posto fu costruito quello di Santa Cecilia, disegnato dall’architetto Pietro Baglioni, che si ispirò a modelli borrominiani.

Quel luogo era adibito a prediche, attività catechistiche, e – soprattutto – attività ed esercitazioni di musica sacra. Ecco perché ne parliamo proprio oggi, festa di Santa Cecilia, patrona dei musicisti (compositori, strumentisti e cantanti). 

FOTO - Santa Cecilia di via Fratti. C’era una volta l’Oratorio, poi il cinemino dei preti, oggi l’Auditorium...


(foto Sandro Allegrini)

D’altronde la zona è da sempre legata alla cultura musicale. Si ricordi che in via Fratti aveva sede il Conservatorio Musicale Francesco Morlacchi. E – notizia da evidenziare – proprio all’interno della Chiesa Nuova riposano i resti mortali di Baldassarre Ferri, l’evirato cantore, specializzato in ruoli da voce bianca, che riscosse successi per le corti europee. Fino ad accumulare un patrimonio colossale che volle lasciare ai Padri Filippini, i quali lo accolsero nella loro chiesa. Peraltro, la piazza che fronteggia la chiesa è proprio intitolata a Baldassarre Ferri, “castrato” (che il termine non suoni offensivo) per motivi artistico-canori. Come d’uso fino al Seicento, quando alle donne era inibito il palcoscenico.

L’Oratorio, inaugurato il 21 novembre (alla vigilia della Festa della Santa) del 1690, divenne poi foresteria. Dalla metà del Novecento fu trasformato in cinema a prezzi popolari.

Ricordo personalmente che noi ragazzetti squattrinati lo frequentavamo specialmente per il “martedì dei ragazzi”, quando i prezzi scendevano addirittura a 60 lire. Si proiettavano soprattutto film d’avventura, di terza/quarta visione. Con pellicole usurate e soggette a continue rotture.

Il martedì pomeriggio era anche giornata di riposo per le ragazze di campagna che venivano in città al servizio delle famiglie borghesi, come bambinaie o addette alla pulizia della casa. O, in qualche caso, apprendiste in laboratori per “imparare il mestiere”. Spesso non ricevevano paga, ma il semplice mantenimento alimentare e un po’ di “educazione”. Diciamo che la vita in città le “svegliava”.

Il martedì, spesso, accompagnavano al Santa Cecilia i ragazzini loro affidati. Per noi adolescenti era l’occasione per avvicinarne qualcuna. Nascevano simpatie, appuntamenti e incontri furtivi nei portoni delle case “bene”.

Oggi l’Oratorio è divenuto Auditorium. Frequentato in occasione di eventi di natura culturale o spettacolo. Anche a me è capitato più volte di tenere eventi e coordinarne qualcuno.

Ecco perché, nella giornata della festa di Santa Cecilia, tornano in mente spigolature cittadine e personali. Che piace affidare alla memoria di quanti non c’erano.

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