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Il blog di Franco Parlavecchio - Sanremo è lo specchio di questo Paese: tifosi, disuguaglianze, ricchi contro poveri...

Per fortuna Sanremo dura solo qualche giorno e non lascia alcun ricordo

Per fortuna Sanremo dura solo qualche giorno e non lascia alcun ricordo. Spettacolo, finzione, gossip, scenografie, colori, vestiti e trucchi. Tutto tranne la cosa essenziale: la musica, di recente relegata ai margini o a pochi interpreti. I Sanremo incentrati anche sull’arte sono finiti diversi anni fa, quando un mix di artisti italiani e stranieri ci ha fatto crescere su note che ancora rimangono dentro la nostra memoria. Non che prima non ci fossero scandali o esagerazioni dedicate allo spettacolo, tra presentatori e starlette, ma ora si inizia con conferenze stampa di dubbio gusto e si finisce nel vuoto.

Inutile ricordare le cadute di stile relative a Junior Cally, il cui torto vero non è quello di scrivere testi densi di misoginia ma di mettere insieme una serie di suoni campionati che niente hanno a che fare con la musica. Lo stesso Achille Lauro, così apprezzato per le sue scenografie ed il look scioccante, con una serie di trovate che l’hanno reso almeno originale. Temo, tuttavia, che ogni richiamo all’estro ed alla vena artistica di David Bowie avrà fatto rivoltare nella tomba il Duca Bianco: è come mettere a confronto Nino D’Angelo con Jimi Hendrix.

Le scenette, i litigi veri o presunti, in realtà ci sono sempre stati, hanno sempre fatto parte dello spettacolo, ma ora attirano l’attenzione al punto di diventarne la parte centrale, per coprire il vuoto. Non sono più un contorno. Sanremo è il festival della musica per antonomasia, la kermesse vetrina che ha sfornato ricordi memorabili nella musica italiana con personaggi come Mina o i Matia Bazar.  Ma è stato anche il passaggio fondamentale di artisti stranieri come Sting, Witney Houston, i Queen o Bon Jovi, che davano lustro all’evento facendolo diventare una rassegna di livello internazionale. 

In più scopriamo, ma questa non è una novità, che le "star" prendono cachet da capogiro mentre i musicisti che accompagnano, spesso bravissimi, prendono stipendi da fame in prima serata tv. La solita disuguaglianza all’italiana. Sarebbe ora che Sanremo, ascolti a parte, cominciasse a ritornare il festival della musica italiana, senza bisogno di seguire la moda del momento o le storture dell’attualità, dovrebbe tornare ad essere trainante. Lasciate spazio alla nostalgia e non preoccupatevi perché questo Sanremo è già un lontano ricordo.


    

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