Giovedì, 23 Settembre 2021
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Umbria sempre più anziana, il futuro della sanità: "Cure primarie e presa in carico del paziente sul territorio"

Tavola rotonda organizzata dall'Ordine dei Medici di Perugia e dalla Sezione umbra della Società Italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica sul "Controllo delle patologie croniche in una regione di anziani: stato attuale e prospettive del Sistema sanitario"

Cittadini sempre più anziani e con sempre più patologie croniche. E da qui la domanda: sanità dell'Umbria, che fare? “Rafforzare il sistema delle cure primarie, la presa in carico del paziente sul territorio abbandonando la logica ospedale-centrica, tipica del pre-Covid per far fronte ai bisogni di salute della popolazione umbra, sempre più anziana e affetta da patologie croniche, che incidono notevolmente sulla spesa pubblica, tenendo presente che abbandonare la logica che pone al centro del servizio sanitario l'ospedale per acuti non significa disinvestire dall'ospedale di elevata specialità”.

È quanto emerso dalla Tavola rotonda organizzata dall'Ordine dei Medici di Perugia e dalla Sezione umbra della Società Italiana di Igiene, medicina preventiva e sanità pubblica sul "Controllo delle patologie croniche in una regione di anziani: stato attuale e prospettive del Sistema sanitario".
All'incontro hanno preso parte - riferisce un comunicato dei promotori - in qualità di relatori, il dottor Massimo D'Angelo, Direttore Sanitario dell'Asl 1, l'ingegner Giancarlo Bizzarri, Direttore di Umbria Salute, la dottoressa Carla Bietta del Servizio di Igiene e Prevenzione dell'Asl 1, il professor Fausto Roila, Responsabile della Rete Oncologica Regionale Umbra, il dottor Pietro Manzi, Direttore di Presidio dell'Azienda Ospedaliera di Perugia, il dottor Mauro Zampolini, direttore del Dipartimento di Riabilitazione dell'Asl 2, la professoressa Enza Caruso dell'Università di Perugia, il dottor Tiziano Scarponi, Medico di Medicina Generale e Vicepresidente dell'Ordine dei Medici, il dottor Paolo Menichetti, Direttoredella Casa di Cura Liotti.
Le conclusioni della Tavola rotonda - moderata dalla giornalista Erika Pontini -sono state affidate al dottor Massimo Braganti, direttore generale Salute e Welfare dell' Umbria.

Introducendo i lavori la Presidente dell'Ordine, Verena De Angelis, ha ricordato che "la popolazione umbra presenta una struttura più vecchia rispetto al territorio nazionale con un'età media di 46,8 anni (contro i 45,2 della media italiana) ma ciò che pesa, ancora di più - ha detto -, è l'indice di vecchiaia (rapporto anziani/giovani) pari a 212 rispetto a 179 della media nazionale, dati che dovrebbero guidare le scelte sanitarie".

Il professor Fabrizio Stracci, presidente Siti Umbria, si è concentrato su alcuni punti critici: l'assenza, nelle linee strategiche del Libro bianco, della disciplina dell'epidemiologia "quando invece per capire cosa succede sul fronte delle malattie croniche non bastano gli indicatori amministrativi". "Spero non sia il segnale di una disattenzione alla disciplina che proprio nel Covid - ha detto -ha evidenziato tutta la sua rilevanza".

Stracci ha sottolineato come sia fondamentale "riflettere sul sistema di cure primarie" e si è detto "preoccupato" rispetto alla previsione della riduzione dei Distretti, perché all'accentramento delle cure ospedaliere deve corrispondere una maggiore vicinanza alle persone del sistema delle cure primarie. Mancano inoltre - ad avviso dell'accademico -«il coordinamento e le risorse assegnate per un investimento sulle Reti".

Il dottor D'Angelo ha sottolineato come occorra "rimodulare il sistema sanitario tenendo conto dei bisogni di salute della popolazione attraverso una puntuale analisi epidemiologica", l'ingegner Bizzarri, nel corso del suo intervento, ha riassunto i temi principali del 'Libro bianco' e le criticità individuate, e le strategie umbre del Pnrr in ambito sanitario. Per la dottoressa Bietta "la pandemia ha avuto effetti sulla mortalità e sulla comorbilità". "Le già deboli dinamiche di ricambio si sono moltiplicate e si sono ulteriormente aggravate", ha specificato, ricordando che "il 61% degli anziani riferisce una o più patologie croniche e il 40% assume almeno 4 farmaci". Anche secondo la dottoressa Bietta è "importante ottenere un riconoscimento strutturale dell'epidemiologia" mentre dalla lettura del Pnrr emerge "la volontà di sostituire l'epidemiologia con il sistema informativo".
 

Il professor Roila, nel corso della sua relazione, illustrando "l'esperienza unica" della rete oncologica umbra ha spiegato come la pandemia abbia "dato il colpo di grazia alla Rete". "Ci siamo fermati da gennaio-febbraio 2020" mentre "è necessario riattivarla subito e non solo per gli investimenti importanti effettuati" ma anche per l'impegno scientifico in materia che consentirà di "sviluppare la rete nel prossimo futuro". Secondo Roila inoltre attualmente l'ospedale "non solo cura la fase acuta del cancro ma anche tutti i follow-up che, oltre un certo numero di anni dalla diagnosi, dovrebbero essere effettuati nel territorio". Da qui l'esigenza di 'delocalizzare' a livello territoriale tutta una serie di attività oncologiche a cominciare dalla consulenza genetica che "oggi -ha detto -può essere fatta anche attraverso whatsapp, dialogando con il paziente». Importante - secondo il professore - dare vita ad «un'interazione stretta con i medici di medicina generale".
 

Il dottor Scarponi ha posto sul tavolo alcuni temi urgenti da risolvere, evidenziando il cronico ritardo nella realizzazione delle Aft accumulato negli anni, la pressoché assenza delle Case della Salute e la distribuzione a macchia di leopardo delle Rsa. Tra le cause individuate dal medico "la mancanza cronica di interlocutori, problemi di finanziamenti, mancato collegamento informatico e di ricambio generazionale della medicina generale". "Deve essere riscritta tutta l'attività di assistenza domiciliare" ha detto ricordando di aver proposto un documento all'assessore alla Salute e al Direttore generale della Sanità rimasto, ancora, senza risposta.
 

Zampolini ha illustrato la rete di riabilitazione umbra e spiegato come il numero di posti letto sia "insufficiente" e ricordato la necessità di individualizzazione dell'intervento riabilitativo attraverso l'implementazione del sistema Atlante. "Spero venga applicato il prima possibile", ha detto spiegando l'utilità di un "modello di continuità ospedale-territorio per consentire al paziente di avere un percorso senza essere costretto a cercarlo da solo".
Secondo Zampolini occorre inoltre "uscire dal modello prestazionale e favorire la presa in carico del paziente sul territorio pensando anche al cambiamento dell'attuale sistema tariffario".

Manzi ha proposto un modello integrato per il piano delle cronicità. La professoressa Caruso, analizzando i conti della sanità umbra, ha evidenziato come il disavanzo di 74 milioni nel Conto economico, coperto grazie alla risorse aggiuntive del Mef per l'emergenza Covid e agli accantonamenti, pesi sugli umbri 85 euro a testa, "la spesa pro-capite più alta d'Italia". Una situazione che - a parere della professoressa - potrebbe provocare problemi per la gestione economica del 2021, in particolare nel recupero delle prestazioni sanitarie e degli screening oncologici.

Secondo il dottor Menichetti per l' Umbria "è indispensabile e urgente una rete di servizi territoriale e servizi di prossimità e la creazione di Unità complesse di cure primarie che consenta di far lavorare insieme tutte le professionalità". Il manager ha sottolineato inoltre che gli stessi sanitari devono essere "più disponibili al cambiamento". Quanto alla sanità privata Menichetti ha ricordato come attualmente meno del 7% dell'attività sanitaria sia svolta privatamente e come il "potenziale dei privati sia utilizzato per meno del 20%. A mio avviso è un problema -ha detto -che deve essere affrontato con coraggio".

In conclusione dei lavori il Direttore generale Braganti ha confermato quanto sia urgente una riforma del Sistema Sanitario Regionale, rispondendo alle sollecitazioni dei relatori. "O ci riusciamo subito, passando dal Covid alla gestione ordinaria oppure l'elemento di criticità rispetto alla tassazione-sacrificio che potrebbe essere chiesto agli umbri potrebbe accadere realmente", ha specificato.

Secondo Braganti una delle maggiori criticità sul fronte economico della sanità umbra è rappresentato dalla "curva sulla mobilità dei pazienti" che, negli ultimi anni, hanno prodotto un disavanzo. Problematica, ad avviso del direttore, anche l'"estrema precarietà di tantissimi professionisti e la mancanza di seconde linee: ci sono professionisti di massimo livello che quando si sono mossi dalla regione si sono portati dietro una fetta di mobilità".

Condividendo l'esigenza di investire sul territorio e dare agli umbri cure primarie appropriate il Direttore ha spiegato come voler mantenere i piccoli "ospedali generalisti vicino a casa sia il modo giusto per far chiudere i presidi ospedalieri". 

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