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Sanità Umbria, per i medici di Pronto soccorso in arrivo mezzo milione di euro

Cenci (Cimo - Fesmed): "Vigileremo affinché i soldi arrivino rapidamente alle Aziende e quindi ai colleghi"

Dopo anni di attesa, sembrerebbe finalmente sbloccata la partita delle risorse per i medici che si occupano delle certificazioni Inail per infortuni sul lavoro e malattie professionali. Parliamo, per il triennio 2019-2021, di circa un milione di euro già versato alla Regione Umbria che adesso potrà arrivare ai medici, grazie all’intesa della Conferenza Stato-Regioni dello scorso 25 maggio relativa alla suddivisione delle risorse tra medici dipendenti (cui spetta il 53% della quota) e medici di medicina generale.
Il mezzo milione di euro circa proveniente dall’Inail e destinato ai medici che lavorano in Pronto soccorso e che si sono occupati delle certificazioni, tuttavia, non finirà direttamente nella busta paga di chi ne ha diritto. "Vigileremo con attenzione affinché le risorse vengano rapidamente trasferite alle Aziende e, quindi, ai colleghi che dal 2019 al 2021 hanno redatto certificati INAIL senza percepire alcun compenso -commenta la neo-eletta Presidente regionale del sindacato Cimo-Fesmed Cristina Cenci -. Si tratta di un riconoscimento dovuto ai colleghi di Pronto soccorso, costretti a turni massacranti e a lavorare in condizioni drammatiche a causa della carenza di medici. Speriamo che l’iter non si allunghi e complichi ulteriormente".
"I due anni di pandemia hanno dato il colpo finale alla rete ospedaliera, mai completamente adeguata alla normativa nazionale. Il risultato è un Sistema sanitario regionale in affanno, che si tiene in piedi grazie alla resilienza dei medici e dei professionisti sanitari. Per poter ripartire con il piede giusto, ascoltando la voce dei colleghi, è allora imprescindibile firmare i contratti integrativi in tutte e quattro le Aziende della Regione per rendere finalmente esigibile il contratto nazionale firmato nel 2019; avviare rapidamente le procedure per l’attribuzione degli incarichi di altissima professionalità previsti dal contratto collettivo e delle direzioni di struttura semplice vacanti; infine, occorre bandire immediatamente i concorsi pubblici per recuperare quei 69 direttori di struttura complessa che la Regione ha perso negli ultimi 10 anni. L’alternativa – conclude Cenci – è arrendersi alla fuga del personale dal pubblico e quindi al fallimento del servizio sanitario".

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