Venerdì, 24 Settembre 2021
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Sanità, l'Intersindacale medica: "Contro l'esodo del personale sanitario rivedere i contratti"

Dopo la Corte dei conti anche il sindacato delle professioni sanitarie interviene sulle disparità economiche che incidono sulla scelta di non lavorare in Umbria

Medici, infermieri, tecnici, operatori socio-sanitari, fuggono dalla sanità umbra perché sono tra i meno pagati per quanto riguarda il salario accessorio: straordinari, reperibilità, indennità di funzione.

Un fenomeno che è stato evidenziato, anche recentemente, dalla Procura regionale presso la Corte dei conti dell’Umbria.

“Orbene, in un contesto in cui la gestione della sanità pubblica regionale è stata lungamente condizionata da un forte e radicato sistema di controllo autoreferenziale, caratterizzato da un coacervo di cointeressenze illecite, si impongono interventi rapidi, risolutivi e radicali, non ulteriormente procrastinabili, anche e soprattutto in termini di incremento dell’assunzione di personale a tempo indeterminato improntata a criteri meritocratici e trasparenti – scrive Rosa Francaviglia, procuratore regionale della Corte dei conti - Al riguardo, non ci si può esimere dall’osservare che il fenomeno dell’esodo dall’Umbria per migrare altrove di medici specialisti e specializzandi, di tecnici e di infermieri, i quali, peraltro, si sono formati in ambito regionale, dovrebbe indurre ad attente riflessioni” collegando il tutto ai “meccanismi distorti disvelati dall’inchiesta della Procura della Repubblica perugina sulla cosiddetta Sanitopoli”. Cioè medici, tecnici e infermieri che lavorano in Umbria sono tra i meno pagati per quanto riguarda le parti accessorie, non da un anno, ma da almeno dieci anni. Questo spiega perché sostengano i concorsi in più regioni e scelgano di andare a lavorare dove pagano meglio.

E sull’argomento dell’esodo del personale sanitario, dovuto a minori garanzie economiche e professionali ormai in atto da anni, torna anche l’Intersindacale medica dell’Umbria. L’organizzazione sindacale ricorda di “avere sottoscritto l’accordo regionale, con una firma molto sofferta, solo per senso di responsabilità politica e sindacale verso tutti i sanitari impegnati nell’emergenza Covid – si legge in una nota a firma del coordinatore Giovanni Lo Vaglio - le organizzazioni sindacali della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria chiedono alla presidente Tesei e all’assessore Coletto di mantenere gli impegni presi per finanziare e ristorare le risorse dei loro fondi contrattuali, assicurando quella trasparenza e omogeneità, nella ripartizione tra le Aziende sanitarie, finora non sempre mantenuta e causa di disincentivo a venire in Umbria da parte dei migliori professionisti, oltre che ad averne determinato l’esodo”.

Per l’Intersindacale medica dell’Umbria, inoltre, è necessario il coinvolgimento della Regione “nell’analisi del libro bianco sulla sanità umbra, per arrivare ad un nuovo piano sanitario regionale veramente condiviso con gli operatori direttamente impegnati sul campo e consapevoli delle principali criticità che si sono acuite con l’emergenza pandemica ancora in atto”.

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