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Un dolce terrificante: la vetrina di Sandri ripropone la novità delle dita delle streghe

Si tratta di un dolcetto “terrificante”, da poco entrato nel costume alimentare perugino

Ricompaiono sulla vetrina dello storico negozio Sandri di Corso Vannucci le “dita della strega”. Si tratta di un dolcetto “terrificante”, da poco entrato nel costume alimentare perugino. Tanto che le vendite iniziano a tirare e chissà che, in futuro, non possano avvicinarsi a quelle delle tradizionali fave dei morti che tanta parte hanno avuto nell’antropologia alimentare della Vetusta.

È una realizzazione – sebbene esistesse già a livello regionale e nazionale – della dinamica Marcella, la pasticcera che la nuova gestione ha ricevuto in eredità dalla mitica signorina Carla Schucani, ora in pensione. Chissà se Carla la vedrebbe positivamente o meno. Sta di fatto – come ricorda l’Inviato Cittadino, antico sodale – che Carla Schucani era apertissima alle novità. Lei stessa inventò alcune preparazioni, sempre a base di pasta di mandorle. Ricordo la famosa “laschina dolce del Lago”, creata su impulso del compianto amico, monsignor Elio Bromuri, che sollecitava un dolcetto per potenziare il culto di Ercolano, defensor civitatis. Carla rispose all’invito, inventando questa “laschina” che si legava a una celeberrima novella di Franco Sacchetti in cui si raccontava dello scherzetto combinato dal pittore fiorentino Bonamico a danno dei Perugini.

Anche Marcella, pasticcera di lungo corso, è una sperimentatrice. L’anno scorso lanciò le “dita della strega” (anzi “i diti”, alla perugina) e fu un successo. Quest’anno ritorna con una proposta più avanzata. Ossia le dita di una scultura sono di colore verde con unghie nere, che ben si attagliano al clima di paura e di mistero che caratterizza la notte di Halloween. Addirittura non sono più a singolo biscottino, ma simulano due mani a ghermire… una potenziale vittima. Chissà che ne penserà Luca Pottini, stretto collaboratore della Schucani e ora nella patria di Goethe a diffondere le golosità italiche e perugine?

In vetrina, troviamo dunque – tra sacher e funebri lanterne, alambicchi, ragnatele, catene e “Manuale della Strega” (incantesimi, sortilegi, pozioni varie), lugubri cappelli a punta, candele e candelabri – oltre alle tradizionali zucche gialle e arancione, anche questa prelibatezza. Veramente qualcuno prova repulsione al solo pensiero di mangiare quel “coso”, con la mandorla a simulare l’unghia e l’alchermes a fingere l’amputazione del dito.

Un consiglio da amico: provatele e aspetterete la ricorrenza dei Morti solo per gustarvi quelle dita e quelle unghie preparate da Marcella… così “repellenti”, eppure gustosissime. 

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