San Valentino, protettore degli innamorati e detti della tradizione, dalla metereologia alla sessualità

San Valentino (vescovo e martire, da Terni o Interamna), protettore degli innamorati… e detti della tradizione su amore e sesso

San Valentino (vescovo e martire, da Terni o Interamna), protettore degli innamorati… e detti della tradizione su amore e sesso. Recita un detto meteorologico: “Quann ariva San Valentino, primavera è già vicino”. Il richiamo è sia di carattere meteorologico che allusivo alla “primavera dell’amore”.

Il secondo – da prendere sia alla lettera che come allusione – dice: “Per San Valentino ogni ucèllo arpìa l su cammino”. I riferimenti sono almeno due. Il primo si lega al ritorno dei migratori con l’avvicinarsi della primavera. Anche se la rondine “sotto il tetto” è considerata sicura solo per San Benedetto (21 marzo: “entrata” della primavera). L’immagine in pagina è dell’indimenticabile amico Marco Vergoni.

Il significato allusivo, di natura sessuale, allude al rinascere e al risvegliarsi della Natura, intesa anche sul versante degli appetiti intimi. Nota  l’espressione del “piantà maggio” che si lega al maggio inteso anche come stimolo alla riproduzione per “òmini e bestie”. Infine, il detto provocatorio, rivolto a quanti non riescono a trovare l’anima gemella nemmeno in quel fatidico giorno del 14 febbraio: “Chi n s’acòppia per San Valentino sa de stabbio o d’arlentino”.

I termini da spiegare sono almeno due. “Stabbio”, dal latino “stabulum”, richiama il sentore della stalla e del letame. La parola dialettale “arlentino” sta per “fradicio” e si riferisce al cattivo odore  del lardo o dello strutto. Estensivamente il senso è quello di sudore. “Sapé/avé d’arlentino” è un grave difetto in grado di scoraggiare, e perfino allontanare, qualsiasi pur volenteroso corteggiatore. Si spiega così il mancato “accoppiamento” (termine un po’ animalesco, con riferimento tutto fisico) di quanti emanassero (in tempi meno asettici del nostro) puzza di letame o di sudore.

Riferimenti storici. La festa del santo ternano risale almeno al 14 febbraio 496. All’epoca, papa Gelasio abolì la festa pagana dei Lupercalia in favore di Valentino, amato e rispettato per il suo distribuire fiori ai giovani innamorati. In particolare il clou della festa pagana si traduceva nel porgersi, da parte delle matrone romane alle frustate (e anche a qualcosa di più) di un gruppo di giovani spogliati. In questo giorno, le ragazze “da marito” scrivevano il proprio nome su bigliettini che deponevano in un bussolotto. Dal quale venivano poi estratti e abbinati a giovani maschi presenti, generando coppie di fidanzati. Come si vede “ex fato nascitur amor”, a conferma della casualità dell’innamoramento.

Resta da aggiungere che Valentino è anche protettore degli epilettici e aiuta contro i dolori di pancia. Il primo riferimento potrebbe essere collegato alla perdita di controllo dell’innamorato. Il secondo all’eventuale concepimento, frutto dell’amore, e ai dolori del parto.

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