INVIATO CITTADINO Oggi è San Lorenzo: le tradizioni perugine, i detti e il sangue 'miracoloso'

Oggi è San Lorenzo, intestatario della chiesa cattedrale, noto per le “luje” (scintille), ossia le “stelle cadenti” la cui vista realizza un desiderio. Le chiamano anche “lacrime” e, in metafora, rappresentano le scintille del fuoco che cosse a puntino il santo, martirizzato a Roma

Oggi è San Lorenzo, intestatario della chiesa cattedrale, noto per le “luje” (scintille), ossia le “stelle cadenti” la cui vista realizza un desiderio. Le chiamano anche “lacrime” e, in metafora, rappresentano le scintille del fuoco che cosse a puntino il santo, martirizzato a Roma, fino a fargli dichiarare “assum est, versa et manduca”, ossia “sono cotto, giratemi e mangiate”, in riferimento alla comunione eucaristica.

Ma c’è chi ha voluto leggervi (banalizzando e spostando le cose sul piano sentimentale) la spiegazione della frase “giràtme c so cotto”, in riferimento a “cotte” di natura affettiva e sentimentale, ossia innamoramenti incontrollabili.

Ancor oggi si scruta il cielo terso, in attesa di intercettare qualche stella cadente. Perché tradizione vuole che un desiderio, espresso o mentalmente evocato, si realizzi con certezza (quasi) matematica. Almeno questo si ostina a credere il cuore “sanguinante” di innamorati incorrisposti.

La graticola che ricorda il tormento del fuoco compare accanto alla statua, in veste dalmatica, esposta da stamane in cattedrale (foto 1), con in mano la palma del martirio. Pensando al tipo di tortura che lo portò a morte, non è strano che Lorenzo sia considerato patrono di cuochi, rosticceri, pompieri. E anche di “innamorati cotti”.

Alla festività di San Lorenzo martire sono legate tradizioni e spigolature perugine, storiche, linguistiche e antropologiche.

Il simbolo del martirio è forte, come si vede dalla ripetitività dell’effige stilizzata della gratella che compare sugli architravi della Vetusta, un po’ in tutti i rioni, dal centro, al Borgo d’Oro, alla Conca.

Il 10 agosto, insieme alle scintille di stelle, metafora di braci ardenti, si brinda un po’ dappertutto, con calici colmi di vino. Tanto che vari eventi si richiamano al “levare i calici”.

Da bambini abbiamo studiato, non senza commozione, la poesia di Giovanni Pascoli, che rievoca l’attentato in cui – proprio il 10 agosto 1867 – morì il padre Ruggiero, quando il ragazzo aveva solo 12 anni. Appunto il poeta vede nelle “lacrime di San Lorenzo” (le stelle cadenti) una partecipazione della natura al suo personale dolore. La Terra è un “atomo opaco del male”, definizione tanto più efficace in tempi di pandemia.

In altra occasione abbiamo ricordato un fatto poco noto. Ossia che nella città di Amaseno (provincia di Frosinone), si conserva un reliquario col sangue del diacono martire Lorenzo. Questa materia, nel dies natalis del santo, si liquefà: un evento simile al più noto fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro. Se il miracolo si verifica in altre date dell’anno, si ritiene annunci catastrofi: è avvenuto nel caso di guerre, eventi sismici, tragedie.

Ne riassumo in breve la sostanza. In Amaseno, dentro una preziosa teca (foto 2), sono contenuti frammenti di pelle, scaglie di carbone, terriccio e sangue, raccolti (chi dice in uno straccio o in una spugna, chi in un lacrimatoio) da due soldati romani, mentre quei miseri resti scolavano sotto il braciere dove il santo veniva martirizzato.

Nella Collegiata di S. Maria si trova appunto la reliquia, composta di una massa sanguigna, mista a grasso, a ceneri e a un brano di pelle, del peso complessivo di 50 grammi.

Nella liquefazione, il colore rosso vivo del sangue si distingue dagli altri elementi misti ad esso. La pelle, in parte accartocciata e, naturalmente, arrostita, galleggia e si separa dal grasso.

Ne parlavo giorni fa con don Mario Stefanoni. È un evento che la chiesa ufficiale autorizza a ritenere miracoloso.

Numerose le immagini del Santo. In cattedrale c’è una tela, nel transetto di sinistra, ritrovata in San Lorenzo della Rabatta (foto 4), di cui abbiamo raccontato la straordinaria vicenda. Recentemente, ho individuato un grande distacco di affresco conservato nella sacrestia della chiesetta di Montepetriolo (foto 3). Propongo di portarlo al Museo diocesano sotto le logge della cattedrale. 

(foto esclusive Sandro Allegrini) 

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