San Lorenzo, le tradizioni perugine e il mistero del sangue 'miracoloso' del martire

Dieci Agosto, Festività di San Lorenzo martire: tradizioni e spigolature perugine storiche, linguistiche e antropologiche

FOTO ESCLUSIVA Sandro Allegrini Un magnifico distacco di affresco, col martirio di San Lorenzo in graticola, conservato nella sagrestia della chiesetta di Montepetriolo

Dieci Agosto, Festività di San Lorenzo martire: tradizioni e spigolature perugine storiche, linguistiche e antropologiche. Ci si chiede perché mai al santo spagnolo, martirizzato a Roma, sia intestata la chiesa cattedrale di Perugia. Ma tant’è. È patrono o compatrono di ben 238 località solo in Italia.

Il simbolo del martirio è forte, come si vede dalla ripetitività dell’effige della gratella sugli architravi della Vetusta, un po’ in tutti i rioni, e specialmente alla Conca.

Il 10 agosto, insieme alle scintille di stelle, metafora di braci ardenti, si brinda un po’ dappertutto, con calici colmi di vino. Per contrasto, come ricorrenza dolente, torna in mente la poesia di Giovanni Pascoli, che rievoca l’attentato in cui – proprio il 10 agosto 1867 – morì il padre Ruggiero, quando il ragazzo aveva solo 12 anni. Appunto il poeta vede nelle “lacrime di San Lorenzo” (le stelle cadenti) una partecipazione della natura al suo personale dolore.

Ancor oggi si scruta il cielo terso, in attesa di intercettare qualche stella cadente. Perché tradizione vuole che un desiderio, espresso o mentalmente evocato, si realizzi con certezza (quasi) matematica. Almeno questo si ostina a credere il cuore di innamorati incorrisposti.

In proposito, si ricorda la frase pronunciata dal diacono nei confronti dei suoi aguzzini “Assum est. Versa et manduca” (giratemi e consumatemi). Quella frase “Sono cotto. Girami e mangia di me!”, allude, in tutta evidenza, alla comunione eucaristica.

Ma c’è chi ha voluto leggervi (banalizzando e spostando le cose sul piano sentimentale) la spiegazione della frase “giràtme c so cotto”, in riferimento a “cotte” di natura affettiva e sentimentale.

In altra occasione abbiamo ricordato un fatto poco noto. Ossia che nella città di Amaseno (provincia di Frosinone), si conserva un reliquario col sangue del diacono martire Lorenzo. Questa materia, nel dies natalis del santo, si liquefà: un evento simile al più noto fenomeno della liquefazione del sangue di San Gennaro. Se il miracolo si verifica in altre date dell’anno, si ritiene annunci catastrofi: è avvenuto nel caso di guerre, eventi sismici, tragedie.

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La graticola che ricorda il tormento del fuoco compare accanto alla statua, in veste dalmatica, esposta da stamane in cattedrale, con in mano la palma del martirio. Pensando al tipo di tortura che lo portò a morte, non è strano che Lorenzo sia considerato patrono di cuochi, rosticceri, pompieri.

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