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L'artista Angelo Buonumori visto dal fotografo Franco Prevignano

L'artista Angelo Buonumori visto dal fotografo Franco Prevignano

INVIATO CITTADINO San Bevignate e studentato, c'è chi dice sì

Angelo, artista figurativo, perugino nato in corso Vannucci, esprime un punto di vista che farà discutere in un post sul gruppo “Amici dell’Accademia del Dónca” di cui l’Inviato Cittadino è fondatore e amministratore

San Bevignate… esiste anche un diverso pensare, come quello di Angelo Buonumori, esponente qualificato della peruginità.

Angelo, artista figurativo, perugino nato in corso Vannucci, esprime un punto di vista che farà discutere in un post sul gruppo “Amici dell’Accademia del Dónca” di cui l’Inviato Cittadino è fondatore e amministratore.

Lo abbiamo sentito e ci ha confermato quanto scritto: “Stamattina, passando di fronte a San Bevignate, mi è venuto da riflettere sulle polemiche scaturite dalla minacciata costruzione dello studentato in quella zona”.

Vuoi condividere il frutto di queste tue riflessioni?
“Premetto che non conosco il progetto e non avrei nemmeno titolo a giudicarlo dal punto di vista architettonico. Ho però la netta sensazione che sia stato montato, ancora una volta, un polverone demagogico in salsa perugina”.

Non condividi le ragioni di chi si adoperava  per la difesa storico-naturalistica di quel sito?
“D’accordo nel proteggere la bellezza naturale dall’assalto del cemento, ma mi pare che sarebbe stato corretto, e intelligente, affrontare il problema valutando due aspetti”.

Quali?
“Innanzi tutto, il fatto che quella è una zona morta e non solo per la prossimità con il cimitero comunale”.

Sulla base di quali elementi puoi sostenerlo?
“Ci ho fatto una mostra due anni fa (peraltro, da noi entusiasticamente recensita, ndr) e credo che, al di là dell’attrattività del mio lavoro – che sarà sicuramente minima – ci sarebbe potuto essere molto più pubblico, se solo quella parte della città fosse dai perugini considerata come parte viva del territorio urbano”.

Dunque?
“Aprirla quindi al mondo studentesco, giovane e vitale, avrebbe rappresentato la creazione di un legame virtuoso a doppio senso con tutta la città”.

Quale la seconda ragione?
“Il paesaggio non può, né deve, essere inviolabile a priori. Deve semmai essere valutata la qualità architettonica di ciò che si voleva edificare. Si può pensare ad una architettura tale da potersi inserire armoniosamente anche in quel contesto, senza necessariamente deturparlo, anzi magari valorizzandolo. Ma a Perugia credo sarebbe stato impossibile per manifesta incapacità progettuale”.

Hai qualche esempio “di cattiva progettazione” da citare?
“Basti ricordare la sovrastante Monteluce: una vera e propria violenza non solo al territorio, ma anche e soprattutto alla sua storia. Per non parlare del mostruoso ammasso dell’ex Tabacchificio e, ultima perla, la nuova scuola Purgotti, orrendo edificio, corredato da una agghiacciante scala di sicurezza in ‘brutta’ vista sulla strada principale”.

Conclusione?
“Francamente non ho letto nessuna protesta ambientalista a questo proposito. Boh, forse non se ne saranno accorti. O forse vedono solo quello che fa più audience”.

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