Lavori in corso al campaniletto settecentesco orientaleggiane di San Benedetto dei Condotti

Costituisce un unicum, per quel suo tipico aspetto a cipolla, assolutamente inedito nell’architettura storica della Vetusta

Lavori in corso al campaniletto settecentesco orientaleggiane di San Benedetto dei Condotti, sede Adisu. Lo si può vedere, e ammirare, da via Benedetta, da via del Fagiano e da viale Zeffirino Faina. Costituisce un unicum, per quel suo tipico aspetto a cipolla, assolutamente inedito nell’architettura storica della Vetusta.

C’era una volta il monastero di San Benedetto Nuovo, così chiamato per distinguerlo dal monastero “vecchio” delle monache silvestrine di S. Erminio. In precedenza era un convento fondato da eremiti agostiniani, detto di S. Maria Novella o “dei Condotti” (S. Maria de conductu, o aquae ductum, per la sua posizione a protezione dell'acquedotto medievale). Il perché della denominazione è da ricondurre al fatto che vi si fecero passare vicino i tubi dell’acquedotto che, portando il prezioso liquido da Monte Pacciano, giungeva ad alimentare l’acropoli e la Fontana di Piazza. Il perché di questa scelta di far correre le condutture vicino ai conventi, risiede nell’inveterata abitudine dei mariuoli di rubare le pregiate tubazioni di piombo. I conventi esercitavano, per così dire, un certo controllo su quanto avveniva nelle loro vicinanze. Contra latrones.

Meritevole di menzione il fatto che – come ricorda il Siepi – ai primi dell’Ottocento qui si riunirono i Liberi Muratori, ossia la comunità massonica. Poi, fortunatamente, si spostarono altrove. In seguito il complesso divenne Conservatorio e sede dell’Istituto dell’Infanzia Abbandonata, ossia dei trovatelli che qui venivano accolti e imparavano un mestiere.

Oggi l’edificio, opportunamente adattato, è dell’Adisu, che vi ha collocato i propri uffici, raggiungibili dai due chiostri.

Particolare curioso: in loco, dal 2019, è visitabile l'esposizione di una collezione di tastiere storiche di varia provenienza, di proprietà dell’Associazione Arte & Musica nelle terre del Perugino e di alcuni prestatori del territorio umbro. Vi si possono vedere pianoforti, fortepiani e clavicembali del periodo che intercorre da fine ’700 ai primi decenni del ’900, a testimonianza dell’evoluzione di questi strumenti a corda nell’arco dei secoli. Il percorso espositivo fa parte del più ampio museo diffuso degli strumenti musicali nella zona di Corso Garibaldi, la cui sede principale è nel Cassero, esposizione curata con amore e competenza dall’amico Daniele Bernardini, musicista, musicologo e appassionato collezionista.

Di San Benedetto mi occupai in un precedente servizio (leggi qui). Al suo interno segnalai un crocifisso “dimenticato”, ancora in attesa di restauro (leggi qui).

L’edificio nel suo complesso è stato oggetto di numerosi interventi, dipanatisi nel tempo. Il campanile con la stravagante architettura fu a sua volta manutenuto alcuni anni fa.

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Ora, una poderosa impalcatura rivela ulteriori interventi in atto. I lavori sono in corso e dovrebbero concludersi entro l’estate.

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