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Sabato, 18 Maggio 2024
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INVIATO CITTADINO Canapina e San Benedetto: un cantiere senza fine

Quel parco, fra giardino naturalistico e recupero storico-archeologico, non è ancora pronto

Canapina e San Benedetto. Un cantiere senza fine. Quel parco, fra giardino naturalistico e recupero archeologico, non è ancora pronto. E non se ne vede la ragione.

Perugia assiste incredula davanti a questi lavori continuamente interrotti. Sono iniziati oltre due anni fa, dando concretezza a un sogno che fu di Michele Bilancia e del suo Radici di Pietra.

Michele lavorò, curis et impensis suis, per anni. Accarezzando un sogno “ch’era follia sperar”. Ci si mise di buzzo buono, tentando di coinvolgere anche personaggi come Ray Bondin dell’Unesco, fatto venire a Perugia una decina di anni or sono per perorare la causa del riconoscimento, come Bene dell’Umanità, della cinta muraria etrusca, meravigliosamente intatta. 

FOTO - Canapina e San Benedetto. Un cantiere senza fine


(foto Sandro Allegrini)

Poi un abbozzo e un progetto di cui l’Inviato Cittadino ebbe il privilegio di vedere in anteprima l’idea portante. Consistente in un magnifico elaborato che restituiva l’uso di San Benedetto Vecchio, la riqualificazione degli spazi adiacenti, il rifacimento delle famose scale della Canapina. Dove un tempo i cordai si arrotolavano attorno alla vita la materia prima e poi scendevano le scale a formare l’intreccio della fune.

San Benedetto: una perfetta sintesi plurisecolare con un’intersezione unica fra muratura etrusca e tessitura medievale.

I lavori sono stati a più riprese interrotti. In un clima di segretezza allarmante. Ombreggiante sul lato della scala mobile che guarda a San Benedetto. Palizzate, schermature. Quasi si trattasse di un’attività cospiratoria. C’è chi dice che la segretezza fosse legata all’abbattimento di piante secolari. Ma non c’è motivo di pensare che il fatto sia avvenuto senza disporre delle necessarie autorizzazioni. Né sta a noi stabilire il diritto o meno di procedere in tal senso. Certo che, se si voleva dare corpo a quel progetto, occorreva togliere di mezzo ciò che ne impediva la realizzazione. Dunque, nulla quaestio sul punto.

Posso però personalmente riferire di una circostanza, abbastanza incresciosa, in cui, salendo quelle scalette di domenica mattina, oltre un anno fa, venni bruscamente affrontato da persone che, andando per le spicce, mi misero in difficoltà e fui costretto ad appellarmi al diritto di cronaca, minacciando di chiamare i Carabinieri. Perché anche la segretezza ha i suoi limiti e credo non si possa negare il diritto-dovere di informare la città su quanto accade al suo interno. Che appartiene a tutti noi cittadini. Fu chiamato al telefono il progettista o chi per lui: mi conosceva e mi promise l’invio di un elaborato, che invero non mi è mai pervenuto. Fui trattato in modo irriguardoso e quasi minatorio. Insomma: una pagina che ho cercato di dimenticare.

Comunque sia, ieri mattina il passaggio era libero e il cronista, tenendosi a distanza di sicurezza sulle scalette praticabili, ha realizzato qualche scatto qui proposto in pagina.

Verificando che ancora le scalette vanno completate. Pur essendo sul posto i materiali (travertino e altro) occorrenti. Il resto, a quanto è dato di vedere, è a posto.

Perché, ci si chiede, non si mette mano al completamento? Mettendo la parola fine a questo tribolatissimo cantiere e restituendo ai cittadini il diritto di transitare liberamente? Considerando che lì accanto c’è un frequentatissimo parcheggio. Che la Canapina collega la zona della Cupa con viale Pellini. Che sopra c’è una sede scolastica e locali fruiti da varie Associazioni di carattere socio-culturale. Se non ora… quando? Perché è tutto fermo? Vogliono, il Comune e l’impresa, giustificarne gli intoppi?

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