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"Saga Todini", denunce incrociate tra i fratelli Luisa e Stefano per la gestione del patrimonio della madre

Denaro, avvocati e accuse pesanti al centro della vicenda sull'eredità del grande gruppo umbro di costruzioni. Le precisazioni dell'imprenditrice

La vicenda giudiziaria che riguarda la famiglia Todini è esplosa all’improvviso e ruota attorno alla gestione di un patrimonio ultramilionario, suddiviso tra gli eredi e condito di denunce, esposti, richieste alla magistratura.

Da una parte c’è Stefano Todini, figlio dell’imprenditore deceduto venti anni fa, dall’altra Luisa Todini, imprenditrice con un recente passato in politica con Berlusconi che la volle in Europa e Renzi alla guida delle Poste, in mezzo Maria Rita Clementi, vedova dell’imprenditore Franco. Le accuse tra fratello e sorella sono reciproche e riguardano la parte loro spettante di patrimonio, che sarebbe stata dilapidata. Secondo quanto lamentato davanti al giudice, entrambi vorrebbero salvare la parte intestata alla vedova e confluita in un trust, una sorta di fondo di gestione intoccabile, e affidato alla cure degli avvocati Alessandro Sammarco e Giuseppe Ciaccheri, legati a Stefano Todini (a dire della sorella Luisa).

Secondo Luisa Todini il trust sarebbe stato costituito a seguito della richiesta di perizia sulla capacità della madre avanzata al giudice del Tribunale di Roma, al fine di salvaguardare il patrimonio. La mossa del trust, secondo Luisa Todini, sarebbe un vero esproprio nei confronti della madre. Solo che l’anziana donna avrebbe denunciato la figlia come stalker, avanzando l’ipotesi che la stessa si vorrebbe appropriare del denaro.

Questa la ricostruzione sulla base degli atti legali. Adesso la risposta dell’imprenditrice Luisa Todini, affidata ad una lunga lettera in cui afferma che “sono ormai vent’anni, da quando è scomparso mio padre, che combatto quotidianamente affinché il patrimonio da lui lasciato alla nostra famiglia nel 2001 non venga dilapidato”.

L’imprenditrice elenca una serie di punti “per far comprendere quale sia la situazione reale. Nell’arco di pochi anni successivi alla scomparsa di nostro padre, mio fratello Stefano non solo ha completamente azzerato la quota di patrimonio (circa sessanta milioni di euro) da lui ereditata, ma ha addirittura accumulato debiti per oltre quaranta milioni di euro, di cui ventiquattro solo per le aziende di Todi – scrive Luisa Todini - Proprio a causa di questa situazione, nel 2014 mi sono vista costretta, con le mie finanze, a dover rilevare le aziende di mio fratello, raggiungendo un faticosissimo accordo di ristrutturazione con le banche creditrici, proprio per salvarlo da una bancarotta”.

Per quanto riguarda il patrimonio Luisa Todini ricorda che “una volta esaurito il suo patrimonio, mio fratello ha iniziato ad utilizzare quello di mia madre che, nel 2001, era pari a circa sessanta milioni di euro ed oggi si è ridotto a circa dieci. Le mie iniziative sono finalizzate a tutelare mia madre, non sono contro mia madre. Basti considerare che la perizia medica sulla sua persona, disposta dalla Procura della Repubblica di Roma e depositata nel dicembre 2018, ha concluso che lei sia ‘incapace di provvedere consapevolmente ed autonomamente ai propri interessi’ - si legge nella nota - Per quanto riguarda il trust, costituito in data 31 luglio 2018, in cui mia madre ha conferito praticamente tutto il suo patrimonio, mi limito a ricordare che i due trustee nominati, l’avvocato Angelo Alessandro Sammarco ed il dotor. Giuseppe Ciaccheri, sono due consulenti di mio fratello, e che mia madre, sentita dagli inquirenti, nell’ambito dell’indagine svolta dalla Procura della Repubblica di Roma, in data 23 ottobre 2018, ha dichiarato agli stessi ‘… mi sono recata il 31 luglio 2018 dal notaio … per l’istituzione del trust a mio nome su precisa indicazione dell’Avv. Angelo Alessandro SAMMARCO in quanto, a suo dire, una volta istituito il trust non sarebbe stato più possibile la nomina dell’amministratore. All’atto della stipula né l’avvocato SAMMARCO né il dr. CIACCHERI (entrambi trustee) mi hanno spiegato che avrei perso ogni potere di gestione del mio patrimonio. Io non volevo privarmi del mio patrimonio per 10 anni… Ritengo di essere stata ingannata e raggirata da SAMMARCO e CIACCHERI che con il trust sono entrati in possesso dei miei beni’”.

Tutta la vicenda è in mano al Tribunale di Roma e “attendo, quindi, con fiducia che la magistratura faccia piena luce su questa vicenda. Lascio con un’ultima considerazione: il mio patrimonio non è intaccato da debiti, non ho necessità di ‘accaparrarmi’ i soldi di mia madre. Quella persona nella nostra famiglia non sono io. Inutile dire quanto avrei desiderato che tale vicenda non fosse mai stata messa in luce dalla stampa e lascio a lei, ed alle sue lettrici e lettori, immaginare tutto il mio dolore di figlia e di sorella”.

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