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Venerdì, 24 Maggio 2024
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Segni e simboli incisi nelle pietre della chiesa di Sant'Agostino conducono al Sacro Graal

Il nuovo libro di Costanza Bondi conduce il lettore alla scoperta di segreti e misteri lungo un percorso iniziatico

Un viaggio tra simboli, archetipi e storia. Costanza Bondi, già autrici di testi come “Alfabestoria”, “Svastica, simbolo sacro universale” e “Fu in principio” nonché anima del gruppo Women@work, ci porta sulle tracce del Graal attraverso i segni presenti nella chiesa di Sant’Agostino a Perugia.

“Punto cruciale dell'indagine iconografica sono i grandi classici del simbolismo esoterico rinvenuti all'interno dell'edificio: croce templare, Maria Maddalena, ottonario, stella a otto punte e svastica. Ciò che invece è meno noto, e che fino ad ora non era stato decodificato, è il simbolo del ‘quadrato sovrastato dal triangolo’ per il compimento della Grande Opera, di cui nello studio si indaga l'interpretazione spirituale, numerologica, iniziatica e astronomica” si legge nella presentazione editoriale. Costanza Bondi affronta “un tema dalle mille sfaccettature non solo accademiche ma, più intensamente, di quelle interiormente spirituali, proprie di chi si interroga incessantemente. È così che nasce questo libro dal contenuto esoterico: una spinta che è al contempo ricerca. Un cammino che dall’arte penetra negli intimi recessi dell’esperienza trasmutatrice del Graal”.

Il volume (edito da Intermedia, 168 pagine) verrà presentato in anteprima a Umbria Libri il 28 ottobre alle 18.30 a Palazzo Graziani. L'autrice sarà intervistata dalla giornalista Rita Boini.

Ecco cosa ci ha detto parlando di questo libro.

Perché un libro sul Graal e Sant’Agostino?

“Perché a Sant’Agostino c’è il Graal. Non immaginatevi però il Graal come nel sentire comune, quindi la coppa con incastonate le pietre preziose o il contenitore in cui, si dice, Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue di Gesù, perché appunto qui parliamo di petroglifi, cioè incisioni su pietra, perciò dovete entrare in quest’ottica di stilizzazione. Quindi, Graal, sì… ma nella distinzione che dobbiamo attuare tra materialità e simbologia, in quanto archetipo del calice … non un oggetto vero e proprio, ma un concetto dal valore universale che riguarda la trasmutazione. Trasmutazione da intendersi come mutamento ai fini del proprio miglioramento. Entrando infatti nell’edificio da Sud Ovest e dirigendosi verso Nord Est, in fondo a sinistra prima dell’altare ci troviamo a calpestare un quadrato sul cui lato di sinistra è inciso a petroglifo, cioè sulla pietra, il simbolo del ‘quadrato sovrastato dal triangolo’. Ogni simbolo, tramite il proprio segno, ci parla delle caratteristiche che sottintende nelle proprie geometrie. Geometrie che ritroviamo anche nella Chiesa di sant’Agostino di Perugia, che voi stessi potete andare a visitare in corso Garibaldi. L’edificio vanta al suo interno la presenza di un determinato simbolismo. A cominciare dalle tracce di una croce templare che si rinviene incisa sul muro, ma in uno stato quasi completamente deteriorato, della Cappella di san Bartolomeo, affrescata nel Trecento da Pellino di Vannuccio. Questa croce si trova proprio sotto un affresco, anch’esso deteriorato assai – a causa, si dice, dei napoleonici che graffiarono via i pezzi di intonaco dal muro del dipinto – che raffigura una crocifissione con la Beata Vergine Maria, san Giovanni Evangelista e la santa Maria Maddalena orante, forse incinta (date le fattezze non troppo esili, anche nei confronti delle altre figure femminili dell’affresco stesso) che dal basso contempla Gesù in croce. La gravidanza andrebbe intesa in senso più che altro metaforico, anche se questo è un altro argomento…”.

Come nasce questo libro, quale idea ti ha spinto?

“Questo simbolo, abbastanza anomalo, parla di trasmutazione. La trasmutazione è una situazione che io stessa ho dovuto subire proprio in quanto modificazione della mia vita all’attuale, per cause che non dipendono dalla mia persona. Quindi, diciamo, è un argomento arrivato al momento opportuno!”.

Sono i simboli linguaggio?

“L’uomo, dalla sua comparsa ad oggi, è andato distinguendosi dall’animale sia per l’aver sviluppato linguaggi e lingue vere e proprie sia per essere arrivato a esprimere i concetti tramite immagini simboliche. L’importantissima conseguenza che ne è derivata è quella di essersi inventato una trasmissione del sapere – che non dipendesse più solo dagli istinti (la fame, la felicità…) – ma che diventa nel tempo sempre più articolata, andandosi ad arricchire di tanti particolari. Il linguaggio figurativo, ossia il visivo, è ‘il mezzo di trasporto del pensiero’ che sin dall’ancestralità è andato esprimendosi tramite i simboli. Le medesime lettere dell’alfabeto, per esempio, nascono come simboli”.

È un percorso storico e artistico o iniziatico? Oppure entrambi?

“Vorrei fare un’introduzione generica, dedicata più che altro ai non addetti ai lavori, quindi espressamente riservata a chi non ha consuetudine né con l’esoterismo né con gli archetipi. Altrimenti, diviene difficile la comprensione del tutto. Nella tradizione platonica l’archetipo è l’essenza sostanziale delle cose sensibili. Più semplicemente, nel pensiero junghiano è l’immagine primordiale contenuta nell’inconscio collettivo: si manifesta nel simbolo e riunisce le esperienze più remote della specie umana. Dimostrazioni visive dell’archetipo sono l’acqua rappresentata in forma di onde, la luna in forma di falce o la montagna in forma di triangolo, visti prima, tanto quanto gli esempi che vedete in questa diapositiva. Quindi l’archetipo è il modello ancestrale, l’immagine della comunicazione da cui il pensiero umano trae se stesso. Per chi sappia “leggere”, infatti, tutti i simboli si presentano sotto la forma di archetipi che derivano da un inconscio collettivo – il quale, quindi, è condiviso tra tutti gli uomini e viene ereditato (come ci insegna Jung) insieme al patrimonio genetico, indipendentemente o meno dalla nostra consapevolezza!”.

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