Bosco, capitale mondiale del ruzzolone, un gioco che sa d’antico, ma sempre… nuovo

Si tratta di effettuare un percorso lanciando un disco avvolto in una fettuccia

Bosco, capitale mondiale del ruzzolone, un gioco che sa d’antico, ma sempre… moderno.

L’associazione “Ruzzolone a. s.d. di Bosco” nasce, come società statutaria, nel secondo dopoguerra, ma prosegue una tradizione che radica nell’antico. C’è chi dice, addirittura, nel Medioevo o nella Romanità. Nella sua semplicità, è un gioco sportivo stimolante e coinvolgente. Si tratta di effettuare un percorso lanciando un disco avvolto in una fettuccia. Un tempo il disco era di “stucchio” (in italiano “acero campestre”, “testucchio” o loppio”), una pianta dal legno duro, ordinariamente definita “marito della vite” perché ai suoi rami mozzati (ben prima dei colonnini di metallo o cemento) si appoggiavano i filari delle vigne.

Quanti siete gli iscritti? Chiediamo al giovane Andrea Curti, e a Palmiro Pazzaglia, storico praticante della specialità, oltre che fondatore e contitolare del maggior laboratorio di orologeria della Vetusta.

“A Bosco contiamo una cinquantina di soci”, ci dicono.

Quale l’età media?

“Abbastanza elevata. Direi intorno ai cinquanta. Ci sono soci ultraottantenni, ma anche giovani e giovanissimi. Tutti maschi, anche se lo statuto non vieta la presenza femminile”.

Come si traduce la vostra attività?

“Organizzazione e partecipazione a manifestazioni, allenamenti, momenti di convivialità e piacevole socialità”.

Il covid ha bloccato anche voi?

“In parte sì. Ma per dimostrare la voglia di continuità abbiamo tenuto un torneo promozionale, il 29 e 30 agosto a Collestrada. Hanno partecipato circa 200 persone. Il che, coi tempi che corrono, ha carattere di eccezionalità. Ma la passione è tanta e l’amicizia fa il resto”.

Perché proprio a Collestrada?

“Lì, esattamente in località Forabosco, disponiamo di ben otto piste in terra battuta su territorio comunale, datoci in comodato d’uso, a patto che ne curiamo la manutenzione”

“Si tratta - spiegano - di piste lunghe circa 500 metri, da tenere pulite, tagliando l’erba, tenendole come un bigliardo”.

Quali le altre località umbre nelle quali si pratica questa specialità sportiva?

“Gubbio, Marsciano, Spoleto, Città di Castello, Migliano, Piedicolle…”.

E le regioni italiane in cui viene più ampiamente praticato?

“L’Emilia, la Toscana, il Lazio. Ci sono anche quattro soci anziani che vengono da Milano”.

Cosa c’è di vero che in antico, anziché lanciare il disco, si giocasse con forme di formaggio?

“La tradizione viene rinnovata, ad esempio a Città di Castello per Pasqua e a Petrignano per Carnevale”.

È vero che gli spettatori potevano arraffare i pezzi delle forme quando, inciampando su qualche sasso, si frantumavano?

“L’ho sentito dire, ma personalmente non ho avuto modo di vederlo”.

Prossimi impegni?

“Ad esempio, domenica 13 Settembre, ore 08:30, è prevista una gara alle piste di Viterbo, uscita per Soriano nel Cimino”.

I premi?

“Coppe, targhe o premi in natura. Ma quello che conta è la partecipazione e l’entusiasmo”

Insomma: intendete portare avanti questa tradizione che apparteneva al mondo rurale, fra generazioni di benestanti, ma anche fra le classi meno agiate?

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“Certamente. Per noi è uno sport: salutare e appassionante. E registriamo un certo interesse anche fra i giovani ai quali spetta il compito di non recidere il filo rosso che lega le generazioni. Non è raro il caso che gareggino coppie formate da padre e figlio”.

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