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RIPIANI Quando i Vigili del Fuoco si chiamavano pompieri. Presentato ai Notari il libro di Gilberto Scalabrini “Una passione che non si spegne”

Un prodotto editoriale di rara eleganza e robusta informazione. Con l’aggiunta di ricco materiale iconografico

RIPIANI. Quando i Vigili del Fuoco si chiamavano pompieri. Presentato ai Notari il libro di Gilberto Scalabrini “Una passione che non si spegne”. Un prodotto editoriale di rara eleganza e robusta informazione. Con l’aggiunta di ricco materiale iconografico a raccontare le opere e i giorni del glorioso Corpo che annovera, a Perugia, oltre cento anni di vita.

Un volume da collezione, in carta patinata, cucito a filo di refe, copertina rigida, capitelli in cotone. Sarebbe bello poterlo distribuire nelle scuole e negli Istituti di formazione dalla scuola dell’infanzia (dove sta quel bambino che non si è mai immaginato “pompiere”?) all’Università.

Storia e storie di eroi di tutti i giorni. Fin da quando, era il 1871, nasce fra i travertini della Vetusta il Corpo dei civici pompieri (il volume ne riporta la delibera comunale, conservata all’Archivio di Stato).

Si comincia con carri “ippotrainati”, fino a quelli a motore. Si vede il pompiere di servizio al teatro Morlacchi (anche oggi è per legge obbligatorio). E li si osserva alla caserma in via del Melo o in piazza IV Novembre.

Qualche perdonabile svista didascalica si rileva (peccato veniale), come quella che spaccia per “caserma di via del Melo”, una festa con gente schierata sul terrazzo e sui pallai dell’Antica Società del Gotto di via Enrico dal Pozzo. In occasione del 17 gennaio, festa di S. Antonio abate, che, com’è noto, fu perseguitato dalle fiamme del demonio.

Poi corso Cavour e le esercitazioni per Santa Barbara.

Senza dimenticare le performance acrobatiche di Luciano Diarena all’altezza di 33 metri, seguito dal figlio Stefano e dal nipote Roberto.

Scatti, disegni (vignette del mitico Moreno Chiacchiera), perfino poesie fanno parte di questo ricco bagaglio.

Quindi l’operatività in disastri di vario genere, le unità cinofile… fino alle ondate della pandemia.

Storia e cronaca punteggiano questo libro meraviglioso.

Bello sin nell’ultima pagina, prima del sommario. Dove si vede un bambino stretto tra le braccia di un casco rosso. Rosso come l’amore dazionale per l’umanità.

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