INVIATO CITTADINO Il ricordo del peruginissimo Giacomo Paris

Due anni fa tornava alla casa del Padre fra’ Giacomo Paris, intellettuale e scrittore, attore e religioso di altissima spiritualità, pellegrino persuaso. È stato ricordato con una messa nella chiesetta del convento di Monte Malbe, dove fu attivo predicatore e fidente confessore

GIACOMO PARIS legge a un incontro dell'Accademia del Dónca (a lato Walter Pilini,Sandro Allegrini e Andrea Cernicchi)

Due anni fa tornava alla casa del Padre fra’ Giacomo Paris, intellettuale e scrittore, attore e religioso di altissima spiritualità, pellegrino persuaso. È stato ricordato con una messa nella chiesetta del convento di Monte Malbe, dove fu attivo predicatore e fidente confessore.

Ci piace ricordarne la grandezza umana, esaltata nella dimensione della quotidianità. Non un santino, per raccontare Giacomo in forma devozionale, ma il desiderio di riproporre memoria di una personalità poliedrica e anticonformista, tutta terrena, eppure intrisa di vigorosa spiritualità.

Giacomo è stato un freghino “terribile” della Pesa, ma anche tanto altro. Una personalità variegata e poliedrica.

Giacomo con la sua immensa bontà e le sue arrabbiature, il suo carattere deciso e perfino spavaldo. Perché Giacomo – per origine e condizione socio-economica – era figlio del popolo dei borghi, degli artigiani e degli operai che bevevano il bicchiere al Gotto o da Argentino. Eppure, questi perugini vantavano quarti di nobiltà, discendendo da quei Raspanti che dettero filo da torcere all’aristocrazia dei Beccherini. E non è certo un caso che Giacomo abbia convintamente operato e collaborato in quello che, con una punta d’orgoglio popolare e popolano, venne chiamato Teatrino dei Raspanti. Con Sergio Ragni e Frondini, del quale amava interpretare le Pantomime.

Da qui, forse, pure quel tono rotondo e robusto, anche nel parlare. Quella risata divertente e divertita, quello sguardo intriso di furbizia e autoironia.

Belle e decise le tappe della sua avventura terrena. Compresa quella svolta incomprimibile che venne a seguito della morte della madre (aveva allora 48 anni) quando avvertì forte la vocazione religiosa e volle farsi frate cappuccino.

Anche in questa veste continuò a coltivare relazioni. Gli amici di una volta andavano da lui, sempre mite e comprensivo, a confessarsi. Resse la biblioteca dell’Oasi di Sant’Antonio, OASIS, in via Cotani, e seguì il Teatro di Rebecca. Continuò anche a coltivare la sua passione per il palcoscenico, la letteratura, la poesia in lingua perugina. Fu tra i fondatori dell’Accademia del Dónca, frequentò la Famiglia Perugina, come l’Antica Società del Gotto di Fontenovo.

Venne spesso all’Accademia del Dónca a fare declamazioni, a leggere cose sue e di Spinelli (la foto lo ritrae all’auditorium di Santa Cecilia nel corso di un appuntamento perugino). “Mi raccomando – gli dicevo – vieni in divisa!”, intendendo il saio francescano. E lui ottemperava, con arguzia e dedizione. Non c’è stata una sola volta in cui mi avesse detto di no. O meglio: lo diceva (il no), ma poi mi assecondava.

Da vecchio amico – su impulso delle sorelle Maria Ausilia e Giuliana – sto scrivendo la sua biografia. È intitolata “Fra’ Giacomo Paris: il giullare della Pesa”. Questo intende significare “giullare”: termine caro a Roberto Rossellini e a Dario Fo, i quali – fra Fioretti e Tommaso da Celano – vollero onorare il santo di Assisi, così come fece Giacomo, frate minore, amante di Madonna Povertà.

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Ecco: così ci piace ricordare Giacomo. Con freschezza e disincanto, con affetto sincero e a ciglio asciutto. Dunque, niente che suoni falso o rituale. Credo che Giacomo non lo avrebbe sopportato.

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