SPECIALE EUmbria - Attentato di Strasburgo, la giovane vittima Antonio Megalizzi era uno di noi! "Portava l'Europa nei sogni dei giovani"

Fabio Raspadori (docente di Diritto dell’Unione europea e responsabile del FISE all'Unipg) traccia un profilo e un ricordo del giovane giornalista ucciso da un soldato dell'Isis

Antonio Megalizzi non si è laureato a Perugia, ma è lo stesso uno di noi. Il suo profilo corrisponde perfettamente allo studente che nel nostro Ateno frequenta il Laboratorio di
comunicazione europea EUmbria - FISE (una Finestra sull’Europa), che da un mese collabora con Perugiatoday e Ternitoday nel raccontare “l’Europa a casa tua”. Il FISE, unico nel suo genere in Italia, insegna a gruppi di studenti universitari come scrivere articoli di giornale e partecipare a trasmissioni radiofoniche e televisive, nelle quali si racconta cosa sta facendo l’Unione europea per i territori. Che è proprio quello che faceva l’appassionato giornalista trentino. Lui, quanto è stato colpito dal gesto folle di un terrorismo senza senso, era a Strasburgo per conto di Europhonica, il network europeo di radio universitarie che segue in particolare i lavori del Parlamento europeo. Radio nella quale lavorano anche ragazzi che si sono formati a Perugia grazie al FISE. Sui giornali si è scritto che Antonio Megalizzi era “innamorato dell’Unione europea”, ma io penso che questo sia riduttivo.

Lo dico perché dirigendo il FISE da quasi 10 anni, so che per fare innamorare i giovani dell’Europa non basta parlargli di Bruxelles, di procedure e degli alti stipendi dei funzionari europei. Bisogna convincerli che l’Unione europea è la porta per il futuro: il loro e quello di tutti. Che dietro quei palazzi di vetro e quei comunicati asettici, ci sta un mondo dove le cose funzionano per davvero, gli impegni si rispettano, i rifiuti vengono riciclati fino all’ultimo pezzettino di plastica; le strade sono pulite, i disabili vengono trattati come gli altri e il lavoro c’è ed è sempre dignitoso e giustamente retribuito. Antonio Megalizzi lo aveva capito e per questo si era innamorato. Aveva scoperto, grazie a buoni maestri e alla sua intelligenza, che l’Unione europea è l’unico strumento credibile per dare corpo ad un vero progresso sostenibile. Perché nonostante i suoi limiti, le sue freddezze e complicazioni è questa la strada maestra da percorrere.

E Antonio aveva anche compreso che la cosa più importate da fare oggi, per far sì che l’innamoramento si diffonda, è raccontarlo con passione, ma anche con precisione e professionalità. Perciò si era laureato in European and International Studies nell’Università di Trento e aveva iniziato a fare esperienze come giornalista radiofonico lavorando con Europhonica, il network europeo di radio universitarie che segue in particolare i lavori del Parlamento europeo. Bravo Antonio, c’hai visto giusto, è così che si deve fare! Ecco cosa vuol dire essere dei giovani pieni di vita, che hanno voglia di conoscere il mondo, di cambiarlo in meglio e che ci riusciranno. Per queste ragioni ti ringrazio, anche a nome di tutti i ragazzi che hanno frequentato e frequenteranno il Laboratorio FISE e che come te non si limitano a sognare un futuro migliore, ma lo costruiscono con il loro impegno, la loro formazione e la loro serietà.

Per tutte queste cose ti devo ringraziare, Antonio. Perché la tua morte ha portato a galla il grande l’entusiasmo, la progettualità e la serietà che c’è in una parte dei nostri giovani; forse un gruppo ancora minoritario, ma vivissimo ed in grado di coinvolgere e far innamorare tanti altri. E poi grazie perché la tua storia dà dignità al mio lavoro, visto che mi batto per formare giovani giornalisti dell’Unione europea, attraverso una laboratorio universitario (FISE - una Finestra sull’Europa) al quale hanno partecipato anche tuoi colleghi di Europhonica.

E da oggi questo mio impegno portò assolverlo con maggiore convinzione, nonostante la mancanza di fondi, lo scarso interesse delle istituzioni e la pressoché inutilità che un’attività del genere ha sul piano accademico. Lo farò perché la tua bella esperienza di vita mi dà la forza, anzi mi impone di continuare lungo un cammino che è quello giusto.
Grazie Antonio!

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