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Cinquecento anni, ma non li dimostra. Rinasce il portone dell'oratorio del Crocifisso alla Pesa

Il lavoro è stato rigoroso e filologico. Nel rispetto della configurazione originale e dei tipi di legno nativi

Cinquecento anni, ma non li dimostra. Riportato a nuova vita il portone dello storico oratorio della Confraternita del SS.mo Crocifisso alla Pesa, compreso fra la chiesa e il convento. È attiguo alla chiesa parrocchiale di Santa Maria Nuova, una delle più antiche della città. La chiesa risale, infatti, al Duecento, dal Quattrocento passò ai monaci Silvestrini e poi ai Serviti. Fu rilanciata e titolata alla Vergine dopo la distruzione di Santa Maria dei Servi, demolita per far posto ai bastioni della Rocca del Sangallo. Da qui l’epiteto di “nuova”, dopo che Braccio la restaurò.

Il parroco, don Mario Stefanoni, ha affidato il delicato intervento al principe dei restauratori del legno, un personaggio che ha già messo le mani sul portale del Bastoni, in cattedrale, e sugli accessi delle più importanti chiese cittadine.

Il lavoro è stato rigoroso e filologico. Nel rispetto della configurazione originale e dei tipi di legno nativi. Il restauratore, G.S., ci ha spiegato che la foderatura interna non è di noce come i pannelli e le cornici esterne. Che lo sgocciolatoio deve essere di un legno diverso, idrorepellente, perché esposto all’insulto delle precipitazioni… E tanto altro.

I singoli pezzi son stati smontati, trattati, risarciti. Per fare un esempio, la chiodatura era ormai ossidata e lacunosa. Il restauratore l’ha integrata con chiodi a testa artigianale, a battuta di martello, e con lo stelo quadrato, come si faceva nell’antico, per evitare che il chiodo girasse.

Queste e molte altre le accortezze poste in essere. Per la realizzazione di un vero capolavoro, ammirato dagli abituali frequentatori delle liturgie, ma anche dai passanti.

A completare il lavoro, un trattamento superficiale di protezione e omogeneizzazione del colore. Infine il rimontaggio dei pomi in bronzo, opportunamente trattati.

Auguri a quanti potranno vedere il prossimo intervento. Forse fra altri cinque secoli.

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