Lavori al Coro delle monache di Monteluce, tornano alla luce opere d'arte strappate all'oblio del tempo

Giovanni Manuali ha concluso il secondo step dei lavori di recupero al Coro delle monache di Monteluce. Interessanti rivelazioni d’arte e cultura riemerse sotto scialbature e strati d’intonaco

Giovanni Manuali ha concluso il secondo step dei lavori di recupero al Coro delle monache di Monteluce. Interessanti rivelazioni d’arte e cultura riemerse sotto scialbature e strati d’intonaco. Il princeps dei restauratori ha riportato alla luce opere d’arte e di devozione strappate all’oblio del tempo edax rerum.

Gli interventi quattrocenteschi avevano peraltro incapsulato – rendendole irrecuperabili – alcune opere pittoriche nella muratura dei quattro pilastri. Ma quelle sulle superfici libere, sebbene obnubilate da materia sovrapposta, si sono rivelate di estremo interesse. Si tratta di pitture murali importanti, sia in senso qualitativo che quantitativo. Manuali ha scoperto addirittura elementi metallici inseriti nelle pitture: frammenti di metalli vari e argento, utilizzati  per conferire luminosità a mantelli e aureole.

Sovente, nel corso di restauri mal condotti (come alcuni del primo Novecento), questi materiali sono stati rimossi per raschiatura, non comprendendone il valore aggiunto in termini tecnici, artistici e semantici. Si trattava di procedimenti originali e di sicura efficacia. Manuali ha riportato alla luce quanto si poteva (documentato nelle immagini gentilmente concesse dall’amica pittrice Serena Cavallini).

Partendo da destra, ossia dalla faccia opposta alla parete di fondo della chiesa, sono venuti alla luce un Battesimo di Cristo, un San Michele Arcangelo, Sant’Onofrio anacoreta, San Francesco che riceve le stimmate alla Verna.

Scoperta anche quella che viene interpretata come un’Annunciazione, oltre a Sant’Eustachio, Sant’Eufemia martire, Santa Caterina d’Alessandria, molto venerata nel Medioevo.

Un’operazione di recupero perfettamente riuscita. Un valore aggiunto a favore di una struttura antica e preziosa. Un reperto avente carattere d’eccezionalità. Ma non bisogna fermarsi qui. Pare quindi più che opportuno auspicare una prosecuzione del lavoro. Si confida nel prossimo bando della Fondazione per reperire fondi utili alla continuazione del recupero.

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