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La scoperta. Ecco perché la Coppa di Rosso Padellaro suona come una campana. Concluso il restauro delle sezioni bronzee della Fontana Maggiore

La scoperta. Ecco perché la Coppa di Rosso Padellaro suona come una campana. Concluso il restauro delle sezioni bronzee della Fontana Maggiore.

Presentato, alla Vaccara di Palazzo dei Priori, il restauro della Regina della Piazza, finanziato con Art Bonus dalla società perugina Kimia Spa.

Intervento di alta chirurgia dei metalli, illustrato dallo specialista Giacomo Perna, alla presenza del sindaco Andrea Romizi, dell’assessore Otello Numerini, di rappresentanti dell’azienda sponsor (coi proprietari Maurizio e Marco Bisciotti, l’amministratore unico Alessandro Belli e collaboratori a vario titolo).

Una storia da raccontare. Il sindaco Romizi ha opportunamente ricordato come Art Bonus contenga una storia da raccontare: quella che vede ai due estremi la vicenda del bene restaurato e quella del mecenate. Poli agli antipodi, ma complementari, da lasciare all’apprezzamento, e alla riconoscenza, delle future generazioni.

Procedure, attrezzature, materiali. Uno snello slide del restauratore illustra e dettaglia fasi e modalità dell’intervento. Parlando di trattamenti, impacchi, bisturi, specilli, microtrapani, spazzoline, cere di protezione, sali solubili, fenomeni di corrosione del rame, patine carbonate, resine acriliche, cere microcristalline, superfici idrofobiche.

Quelle (ridicole e affettuose) chiamate alle forze dell’Ordine. Perna ha ricordato una circostanza già da noi riferita [INVIATO CITTADINO Radicale intervento sulle protomi bronzee della Fontana e sulla conca bronzea di Padellaro (perugiatoday.it). A chi si fermava a guardare, era costretto a dichiarare: “È in manutenzione. Non chiamate i carabinieri!”. A dimostrazione dell’attaccamento dei perugini allo storico manufatto identitario, durante l’intervento, c’era chi, vedendo una persona all’interno della Fontana, chiamava carabinieri, Municipale e Polizia, temendo si trattasse di un potenziale vandalo che ne minasse l’integrità.

La scoperta-rivelazione che muove e commuove. Perna ha rivelato che il bronzo in cui è fusa la Coppa ha forti affinità con le percentuali di metalli dosate per la realizzazione delle campane, come d’uso all’epoca. Nel dettaglio: il 26% è costituito da stagno. Metallo che, in questa proporzione, conferisce una “voce” al manufatto. Che, restaurato, assume una tipica colorazione plumbea, dovuta anche alla stratificazione di fenomeni verificatisi per saecula saeculorum. Insomma: sarebbe stato colpevole restituire una lucentezza, forse bella a vedersi, ma frutto di trattamenti artificiosi e irrispettosi della facies originaria.

Il privilegio di ascoltare il suono della Coppa/campana. Poi la sorpresa, che avvalora la tesi. Il restauratore ha fatto ascoltare “la voce della fontana”, ossia la registrazione del suono prodotto dalla conca, percossa usando come batocchio un martelletto. A riprova del fatto che la lega con cui è stata realizzata è del tutto simile a quella delle campane.

Una similitudine che tocca il cuore di noi perugini. Una poetica analogia, quella avanzata da Giacomo Perna. Dice: “La voce della Fontana è quella delle campane. Come queste chiamavano a raccolta il popolo di Dio, la Fontana chiamava a coorte i cittadini offrendo il prezioso liquido proveniente dal Monte Pacciano”.

Difficile non innamorarsi. Non c’è che dire: starle accanto ti fa innamorare. Col suo fascino eterno di pietra e di bronzo. “Benzì, si ’sta Fontana nun ce l’éva, / Perugia ta noaltri ’n ce piaceva”. Ha scritto il poeta perugino Claudio Spinelli. E l’Inviato Cittadino conferma. È successo anche al giovane restauratore. Succederà ancora e ancora. Finché il sole si alzerà sulla piazza più bella del mondo.

Il restauro della Fontana Maggiore

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