INVIATO CITTADINO La chiesa di Santa Maria Assunta torna a splendere: restauro completato

Dopo un anno, finalmente completati i restauri nella chiesa di Castel del Piano, ma la presentazione slitta, causa coronavirus

Dopo un anno, finalmente completati i restauri nella chiesa di Castel del Piano, ma la presentazione slitta, causa coronavirus. Ne parliamo col parroco don Francesco Buono e col restauratore Nicola Panichi.

Un grande evento che incrocia arte, storia, cultura e pietà popolare. La comunità è ansiosa di ammirare il restauro del Cristo e dei dipinti murali a tempera, realizzati da Giovanni Ellero nel 1911 e rifioriti a nuova vita e smagliante bellezza. Grazie all’intervento appassionato e competente del restauratore Nicola Panichi.

“Tanto più – dice il parroco, don Francesco Buono – che questo è l’anno giubilare del Santissimo Crocifisso, che tutta la comunità venera da sempre come Colui a cui affidare le proprie pene, da invocare nelle calamità (come in questi momenti) e nelle disgrazie, da ringraziare per tutti i doni ricevuti.

Mai come in queste dolorose circostanze abbiamo bisogno di Lui, perché in Lui ci sono le nostre radici: la memoria ci insegni a vivere questo tempo che ci ha tolto tante cose e ci chiama a rinnovarci sotto lo sguardo vigile e compassionevole del nostro Crocifisso. Un Paese che non ha memoria non ha futuro”.

Ma sentiamo, succintamente, il lavoro magistralmente eseguito da Nicola Panichi che racconta: “Sono partito dalla grande lunetta con dipinta la scena della Incoronazione della Vergine ed ho poi proceduto nel resto”.

Quali le maggiori criticità rilevate?

“Appena mi sono trovato a tu per tu con la superficie del grande dipinto, è emersa la situazione grave in cui si trovava il film pittorico: ricoperto da una fitta stratificazione di polveri sedimentate, costituite da nerofumo derivante da bracieri, da candele e depositi di pulviscolo biancastro, quasi certamente smog entrato dall’esterno fin dentro la chiesa e accumulatosi sopra le pitture. Queste apparivano scure ed annerite, impedendo una corretta visione delle scene dal pavimento della chiesa, dieci metri più in basso”.

Risparmiando i dettagli delle tecniche praticate, come hai proceduto?

“Fissaggio delle parti ammalorate, pulitura leggera. Nel caso dell’Annunciazione, ho dovuto cimentarmi con una notevole lesione verticale che tagliava in due la superficie pittorica proprio al centro del dipinto. Danno probabilmente dovuto ad eventi sismici. Analoghi problemi nella grande Pala d’Altare della Assunzione della Vergine ed infine nei due tondi dipinti nelle pareti laterali dell’abside, raffiguranti S. Ubaldo e S. Felice, per una superficie totale di circa 53 mq.”.

Altri interventi notevoli e necessari?

“Sul portale esterno in terracotta, nelle quattro maestose colonne marmorizzate e sui basamenti delle paraste laterali, sul grande altare del Crocifisso. Questa imponente opera seicentesca, alta quasi otto metri, larga cinque, realizzata in stucco e decorata con ricchi finti marmi e dorature, appariva molto scura ed annerita da polveri di nerofumo, polveri grasse e numerosi strati di gommalacca, applicati nel corso dei secoli per mimetizzare i vecchi ritocchi presenti. Insomma: necessitava di interventi risarcitori, causa restauri spesso maldestri, con sovrapposizioni inadeguate”.

Le zone più problematiche?

“Il grande affresco tardo cinquecentesco che occupa lo sfondo parietale del grande Crocifisso ligneo è stato sottoposto ad operazioni di consolidamento della pellicola pittorica, distaccata dal supporto in numerose zone. Ho dovuto agire con prudenza ed esperienza”.

Che mi dici dello stupendo Crocifisso?

“La statua ha richiesto analisi e approfondimenti specifici abbastanza complessi”.

Cosa hai scoperto?

“Ad esempio, abbiamo notato la differenza realizzativa e di datazione esistente tra la grande croce lignea dorata e decorata e la statua del Cristo: la Croce è stata accorpata al simulacro circa duecento anni più tardi, nel tardo secolo XVIII”.

Come hai proceduto?

“L'intervento di restauro è cominciato smontando e separando il corpo dalla croce. Il Cristo era stato ricoperto da almeno quattro strati sovrapposti di colori falsi, applicati nel corso dei secoli. Ho rimosso le sovrastrutture e restituito all’opera la facies originaria”.

Cosa ti senti di osservare, a lavori conclusi?

“Credo di aver agito secondo scienza e coscienza. Il giudizio dovrà esprimerlo, oltre ai tecnici della Sovrintendenza (alle cui direttive mi sono attenuto), la comunità, il popolo orante che si vede restituire opere intrise di storia e santificate da generazioni di fedeli in preghiera”.

Intanto l’Inviato Cittadino anticipa alcune immagini, realizzate prima e dopo i restauri. 

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