Martedì, 19 Ottobre 2021
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Referendum eutanasia, l'appello di Laura Santi: "Io malata di Sclerosi voglio essere libera di scegliere fino alla fine"

La “fatica neurologica” la costringe a letto, paralizzata, in completo silenzio e penombra, 4/5 ore al giorno. Eppure non è mai stata così attaccata alla vita come oggi

Laura Santi è una giornalista perugina, una donna battagliera, una che ha sempre avuto valori e idee forti in testa e nel cuore. Ha 45 anni e da almeno 25 anni è malata di Sclerosi multipla. Il male soltanto dal 2016 ha intaccato la sua vitalità e vivacità. Ma le battaglie sono nel dna di Laura e quindi non stupisce il suo appello rivolto agli umbri e agli italiani finalizzato al sostegno, con una firma, del referendum sull'eutanasia promosso dall'associazione umbra Luca Coscioni. Laura non sogna la morte, ma la vita che ama e alla quale è attaccata con tutta la sua anima. 

IL VIDEO-APPELLO

Sogna una cura. Ma ad oggi non c'è e non può sapere cosa accadrà tra due mesi, tra cinque mesi. Chiede, quindi, di scegliere se e quando la vita, a sua giudizio, non sarà più vita. Dice Laura: “Onorevoli cittadini, sono affetta da una forma grave di sclerosi multipla. In questa forma la malattia non conosce cure e non conosce stop. Io voglio ancora vivere" Ma sapere un domani di poter accedere all’eutanasia legale qui in Italia, mi renderebbe molto più facile affrontare la mia stessa malattia”.  La “fatica neurologica” la costringe a letto, paralizzata, in completo silenzio e penombra, 4/5 ore al giorno. Eppure non è mai stata così attaccata alla vita come oggi. Il referendum divide l'opinione pubblica: a noi, come giornale, spetta il compito di dare voce a tutti: pro, come oggi, contro come sarà prossimamente. Poi il lettore si farà una libera opinione. 

Approfondimento - Il quesito referendario prevede una parziale abrogazione dell’art. 579 del codice penale (“omicidio del consenziente”), che impedisce la realizzazione della cosiddetta “eutanasia attiva” (sul modello olandese o belga).  In caso di approvazione, il principio dell'indisponibilità della vita, sancito dal codice penale del fascismo nel 1930, lascerebbe il posto a quello di disponibilità della propria vita a determinate condizioni, quelle previste dall'ordinamento e dalla Sentenza della Consulta sul Caso Cappato/DjFabo. 

La possibilità del medico di intervenire su richiesta del paziente per assisterlo direttamente nel fine vita, consentirebbe di trasformare l'Eutanasia clandestina, praticata comunemente in Italia, in Eutanasia Legale e superebbe tutti quei casi di discriminazione che non consentono a malati gravissimi di poter porre fine in modo autonomo alla propria vita pur ricorrendo tutte le condizioni previste dall'ordinamento e dalla Sentenza della Corte costituzionale.

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