Giovedì, 23 Settembre 2021
Attualità

VI Rapporto di Caritas sulla povertà: perugini sempre più indebitati, cresce il numero di chi pur lavorando è caduto in miseria

Tutti i dati ufficiali. Gli italiani passano così da un quarto a circa il 30% del totale degli assistiti con contributi e cibo

Numeri preoccupanti. Aumento degli italiani che per la prima volta da Marzo 2020 si recano in Caritas per chiedere aiuto. Italiani con un lavoro e un reddito, ma spesso insufficiente. Se si potessero telegrafare le notizie riguardanti un fenomeno così complesso come la povertà, senza dubbio i messaggi sarebbero di questo tenore. Ma c'è un elemento non sintetizzabile che accompagna questa realtà, ovvero la Caritas diocesana di Perugia, che oggi ha presentato il VI rapporto sulla povertà: la speranza.

"Dobbiamo sempre tenere alta la speranza perchè abbiamo anche tante risorse, tante possibilità e insieme riparitiremo. La Caritas va oltre, non si ferma ai numeri ma va oltre, cerca di cammiare a fianco delle persone per cercare di rinconquistare una dignità, un lavoro, una casa e delle relazioni amicali. Voglio guardare con speranza questo tempo".

Immancabilmente, il titolo del Rapporto è “Insieme nella cura”. Si tratta di uno studio-ricerca dell’Osservatorio diocesano sulle povertà e l’inclusione sociale circa l’andamento del fenomeno relativo all’anno 2020 e ai primi quattro mesi del 2021. 

Ecco che cosa è emerso.

Dati preoccupanti

“Nel 2020 c’è un forte aumento del numero dei richiedenti aiuto – ha sottolineato il prof. Grasselli nella nota di sintesi – che si sono rivolti al Centro di ascolto diocesano (principale fonte del Rapporto, ndr). Si passa da 1.039 nel 2019 a 1.306 (754 donne, 552 uomini), con una variazione del 25,7% in più. Contrariamente agli anni passati, l’aumento ha riguardato essenzialmente gli italiani (da 250 nel 2019 a 388 nel 2020, con un +55,2%), e in modo più contenuto gli stranieri (da 745 a 869: +16,6%). Gli italiani passano così da un quarto a circa il 30% del totale, pur se continua la netta prevalenza degli stranieri”. Significativo è anche il dato dei “passaggi” al Centro di ascolto diocesano (persone giunte in Caritas più di una volta in un anno), che raggiungono il numero considerevole di 3.070 (+ 15% rispetto al 2019).

Sono persone con problematiche molto complesse non solo economiche, ma sanitarie, relazionali per assenza di reti parentali e amicali, burocratiche nell’espletamento di domande per l’accesso a prestazioni e servizi (anche per carenze di competenze digitali), di sovraindebitamento a seguito della mentalità comune “non ho denaro ma prendo il prestito”. Queste problematiche si sono accentuate con la pandemia e gli interventi Caritas per affrontarle, nel 2020, sono stati molteplici grazie ai suoi servizi attivi anche durante l’emergenza Covid-19, quali gli Empori della Solidarietà (aumento di utenti proporzionato all’aumento delle donazioni), il Consultorio medico, le iniziative promosse dall’Area progetti e le attività di prossimità delle Caritas parrocchiali anch’esse aumentate nell’ultimo anno. Riguardo a queste realtà, denominate nel Rapporto “centri periferici” (52 censiti con 200 volontari), hanno registrato nel 2020 complessivamente 910 utenti rispetto ai 604 dell’anno precedente.

La prima volta 

Le persone che si sono rivolte per la prima volta alla Caritas sono 442 di cui il 39% italiane. Rispetto agli anni precedenti i nuovi arrivi rappresentano il 34% del totale, quando tra il 2011 e il 2019 l’incremento medio annuale oscillava tra il 5 e l’8%. Da evidenziare che tra le famiglie giunte per la prima volta al Centro di ascolto diocesano ci sono quelle occupate nel settore dello spettacolo itinerante, private della possibilità di lavorare durante la fase acuta del Covid-19, sostenute materialmente per nove mesi (fino allo scorso giugno) dalla rete Caritas e dal Sacro Convento di Assisi.

Senza la pandemia meno povertà 

Presumibilmente se non ci fosse stata la pandemia, si sarebbe rilevata una diminuzione degli utenti del Centro di ascolto come già si intravvedeva nel biennio precedente, dovuta anche all’entrata a regime del Reddito di cittadinanza e di altre misure di sostegno.

La necessità di rete sociale 

Il Rapporto Caritas sulla povertà è uno studio atteso anche da istituzioni e organizzazioni impegnate nel welfare. Non a caso la Caritas, nel soffermarsi sui criteri dell’azione di contrasto alle povertà evidenziati nel Rapporto, sente “il dovere di richiamare gli attori pubblici e privati alla cooperazione, ad assumersi la responsabilità di chi è in difficoltà, tanto da mettersi a disposizione senza aver paura di uscire dalla propria zona sicura, mettendo in campo ciascuno le proprie competenze, capacità, professionalità e i propri dati. Il tema dello scambio dei dati riveste un ruolo cruciale nella creazione di una rete realmente funzionante e meriterebbe un approfondimento a parte. Ma altrettanto necessaria è la presa di coscienza dalla comunità che si assume la responsabilità dei fratelli in difficoltà e se ne prende cura”. Altro aspetto evidenziato dalla Caritas è quello della “rete sociale nella sua configurazione formale e informale” che “è necessaria sul territorio…, ma crediamo sia un processo ancora di difficile realizzazione”.

Il commento del direttore don Briziarelli

 “Contrariamente agli anni precedenti, il 2020 – sottolinea don Marco Briziarelli – ha visto crescere le richieste di aiuto da parte dei cittadini italiani e confermare una maggiore richiesta di aiuto da parte delle donne. I nuovi trend, causati dalla pandemia, mostrano una maggiore difficoltà da parte di chi vive da solo, l’aumento dell’incidenza delle richieste di aiuto di giovani, in modo particolare degli italiani e un aumento dei lavoratori poveri, dei disoccupati e degli inattivi. Ma è proprio guardando alla linea del tempo che si rimane quasi spiazzati difronte al repentino mutamento generato da un evento di straordinaria portata quale è la pandemia. L’impatto e la sua durata hanno avuto ripercussioni devastanti sull’economia e sulla vita delle persone. Ancora oggi, a distanza di 15 mesi dal primo lock down, tutto appare ancora molto fragile e in continuo mutamento”.

Dietro i numeri le persone

 “In questo arcipelago mutevole – prosegue il direttore Caritas –, nuove forme di povertà continuano ad emergere accanto a quelle già note. In linea generale si registra un continuo e progressivo scivolamento verso il basso delle condizioni socio-economiche e un relativo aumento delle povertà, il cui volto muta velocemente, di mese in mese, e ci impone - ancor di più - una riflessione attenta che abbia uno sguardo profetico. Come profetiche furono le parole pronunciate dal cardinal Bassetti un anno fa: ‘ne usciremo con l’aiuto di tutti’. Ed è proprio dalla capacità di aiuto reciproco che si misura una comunità viva e sana. I numeri ci danno la dimensione del fenomeno che stiamo vivendo ma è bene ricordare che dietro questi numeri ci sono madri, padri, bambini, persone anziane e giovani con storie di vita ferite. Attraverso le loro storie riviviamo il Vangelo, tocchiamo con mano le ferite sofferenti di Gesù… Facendoci prossimi ai poveri ci avviciniamo a Cristo”.

L’analisi dell’economista Grasselli 

“Si aggrava la caduta in povertà  - spiega il direttore dell’Osservatorio diocesano Pierluigi Grasselli -1306: questi gli arrivi del 2020 al Centro di ascolto diocesano della Caritas di Perugia e Città della Pieve, con un aumento del 26% sul 2019, e con un passaggio della povertà assoluta in Italia dal 6,4% al 7,7% del totale, ai livelli più elevati dal 2005, e con l’azzeramento dei miglioramenti registrati su questo fronte nel 2019… Sotto l’impatto del Covid, l’aumento degli arrivi al Centro di ascolto, 442 unità, è dovuto per buona parte agli italiani. I “nuovi utenti” italiani mostrano un forte aumento dell’incidenza relativa di coloro che vivono in un nucleo familiare, in linea con l’andamento nazionale che vede l’espansione delle famiglie povere composte solo da italiani (80% circa dell’aumento di 335 mila famiglie povere nel nostro Paese). La famiglia povera, con tutti i problemi che ciò implica, diviene oggetto centrale, in Italia e in Umbria, delle molteplici iniziative di contrasto alla povertà…Da 2688 a 3070: si noti l’aumento del numero totale dei passaggi degli utenti al Centro di ascolto, che può indicarci l’aumento della complessità e della cronicità dei problemi avvertiti dai richiedenti aiuto, e della corrispondente esigenza di un accompagnamento più intenso e prolungato nel tempo, oltreché di un numero più elevato di incontri.

Si innalzano le fasce di reddito colpite dalla povertà. Un effetto vistoso della pandemia sulla composizione dei poveri si osserva sul fronte dei redditi degli utenti: dalla distribuzione del reddito familiare (relativo al 2019) degli utenti della Caritas del 2020 risulta l’aumento del peso delle fasce oltre i 600 euro, aumento che dipende dall’accesso al Centro di ascolto dei “nuovi” utenti.  Per gli italiani, si passa da un reddito medio di 485 euro dei “vecchi” utenti agli 826 euro dei nuovi: si intuisce l’ingresso in Caritas di figure nuove (che possono essere lavoratori autonomi, piccoli imprenditori, artigiani, professionisti…), di famiglie con redditi di poco superiori alla soglia di povertà, e trascinati al di sotto di questa dalle conseguenze restrittive dell’emergenza sanitaria.

Sempre più insostenibile l’onere degli affitti. 836 (64% del totale): è il numero dei poveri acceduti al Centro che dichiarano di vivere in una casa in affitto da privato. L’incidenza della povertà assoluta dipende anche dal titolo di godimento dell’abitazione in cui si vive, e la situazione è particolarmente critica per chi vive in affitto: in Italia, il 43% di tutte le famiglie povere vivono in affitto, che pesa per il 36% sulla spesa delle famiglie povere …, e questo spiega la rilevanza della campagna “adotta un affitto” della Caritas diocesana.

La piaga del lavoratore povero

Aumentano i “lavoratori poveri”. Risulta inoltre grave la situazione sul fronte del lavoro. 307: tanti sono i poveri che si dichiarano occupati, che possiamo supporre “lavoratori poveri”, che alcuni stimano per l’Italia in 1 milione e mezzo (con un aumento del 22% rispetto al 2019), per i quali l’occupazione non preserva da una situazione di povertà. A questi si aggiungono 454 disoccupati, peraltro diminuiti di quasi il 40% rispetto al 2019: tale diminuzione può corrispondere ad un aumento degli inattivi, entrambi i fenomeni essendo stati registrati in Italia e in Umbria (come rimarca l’ultima relazione di Bankitalia per l’economia dell’Umbria) nel 2020. 85 poveri dichiarano inoltre lavoro nero o comunque irregolare (con un aumento sul 2019 del 60%)".

Il lavoro di Caritas per una società più giusta

 “Ciò che comunque occorre – conclude il prof. Pierluigi Grasselli, parafrasando don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana – è un approccio di tipo comunitario, che metta al centro promozione delle relazioni di qualità e della capacità delle persone, e infrastrutturazione sociale …  e concorra alla costruzione di una società più giusta, capace di fraternità e attenta alla sostenibilità, ai bisogni dell’altro e alla cultura dell’incontro”.

Il VI Rapporto, presentato alla stampa il 9 luglio scorso, presso il “Villaggio della Carità” di Perugia, contenuto in 81 pagine e corredato da 65 tabelle e grafici, è consultabile online a questo link.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

VI Rapporto di Caritas sulla povertà: perugini sempre più indebitati, cresce il numero di chi pur lavorando è caduto in miseria

PerugiaToday è in caricamento