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Foto del quartiere Fontivegge

Foto del quartiere Fontivegge

Quartiere Fontivegge, abitanti esasperati dalla presenza incontrollata di spacciatori e ubriachi

Chiedono risposte concrete da parte delle Istituzioni e soprattutto pretendono controlli giorno e notte per cacciare la criminalità

Il quartiere perugino di Fontivegge continua a essere un luogo di difficile vivibilità per i residenti. Attraverso la pagina Facebook Progetto Fontivegge, attiva da diversi anni, un gruppo di cittadini del posto continua a postare quotidianamente immagini e appelli di denuncia della situazione di degrado.

Nella particolare situazione di pandemia in corso, quanto accade sta creando anche un pericolo di natura sanitaria, dato che alcuni soggetti segnalati dai cittadini circolano privi di mascherina (e guai ad avvicinarsi loro per chiedere di indossarla), in stato di ubriachezza, oppure orinando e lasciando escrementi dove capita. Le segnalazioni arrivano da via Canali, dal Parco della Verbanella (tornato pienamente luogo di spaccio), persino dal piazzale dell’Oasi di Sant’Antonio, parrocchia della zona. La gente ha paura di uscire perché le aggressioni ora si verificano anche di giorno.

Raccogliamo la testimonianza del sig. Giulietto Albioni, uno dei fondatori del Comitato Progetto Fontivegge.

“Il nostro scopo come già evidenziato in alcune riunioni fatte negli ultimi anni, alle quali hanno partecipato sia il sindaco che altri assessori o responsabili del gruppi politici, è quello di evidenziare sia le cose buone che quelle negative. Va detto però che c’è netta differenza tra quelle che sono state le promesse e quanto è poi stato realizzato. Quando sono arrivato in questo quartiere, nel 1973, ancora c’era la Perugina, ed era un bel quartiere. Sono state le varie amministrazioni e le problematiche a livello generativo centrale a portarlo alla situazione attuale”.

Qual’è il problema più urgente in questo momento?

“Il problema più grande sono le presenze a ricambio continuo di gente nullafacente, che sta a bighellonare tutto il giorno cercando di sbarcare il lunario in un modo più o meno legale. Facendo una disamina, è la presenza massiccia di stranieri con attività e residenze più o meno legali a creare questa situazione. Mi fa un po’ sorridere quando qualcuno parla di integrazione. Seduti sulla propria poltrona, è facile parlare, ma chi non vive quotidianamente certe problematiche, non le comprende. L’integrazione, va detto non è voluta proprio dai soggetti che vorremmo integrare. Parlando personalmente con qualche genitore straniero, nei limiti del possibile queste famiglie si sentono integrate, ma i giovani spesso poi si dividono in gruppi e bande, che è fisiologico, ma non aiuta nel processo di integrazione. Vedo molto difficile un discorso integrativo.

Alcuni politici, venuti in visita da queste parti non credevano che ciò che veniva segnalato corrispondesse alla realtà. Noi dobbiamo a malincuore ammettere che c’è stata una parte di fallimento nella gestione amministrativa del quartiere. Avevamo sperato nel 2014 in una svolta, che in piccola parte c’è stata, ma non penso che i problemi di Fontivegge si potessero risolvere con la nascita del co-working on con lo skate park… peraltro ora chiuso causa Covid. La gente già gravata dal discorso Covid, ora davvero non ne può più”.

Quali sono gli episodi più gravi che avete notato ultimamente?

“La gente anche prima delle restrizioni portate dal Covid non usciva più la sera per paura di aggressioni, ci sono stati danneggiamenti, abbiamo una piromane che in un crescendo senza tregua continua a incendiare cassonetti e quant’altro, ci sono certi personaggi che  - mi segnalano - li lavano regolarmente alle Fonti di Veggio, per non parlare di spaccio, prostituzione e ora anche alcuni trans che stazionano lungo via Canali. In ultimo, sono comparsi anche i ratti nella zona di fronte alla stazione”. 

Cosa vi aspettate dalle Istituzioni?

“I controlli ci sono, ma non bastano. Assistiamo in continuazione a segnalazioni di oggi genere. Da una parte ci dicono che mancano i fondi, dall’altra allora non c’è speranza… rimarremo sempre in queste condizioni. Non sappiamo ad esempio che fine abbiano fatto le nostre 1500 firme per il posto di Polizia a Fontivegge. Ci siamo sentiti presi in giro quando la Polizia ferroviaria semplicemente si è spostata dal fronte binario a piazza Vittorio Veneto. Va poi detto che negli ultimi sette anni sono stati cambiati cinque Prefetti e cinque Questori: nessuno ha mai fatto in tempo per intervenire seriamente su Fontivegge, tranne gli attuali, che sono quelli che si sono maggiormente impegnati in questo senso”.

Quali sono, come cittadini, le vostre idee e proposte?

“Lo scorso ottobre abbiamo mandato delle osservazioni alla Gesenu, alla ASL, al Comune, all’assessore Merli. Abbiamo ottenuto due sole risposte. Vorremmo che le Istituzioni colloquiassero maggiormente con i cittadini e che non si facessero vedere solo in epoca elettorale… noi ci siamo e saremo sempre pronti a segnalare quanto non va, ma anche quello che funziona. Ora tocca alle Istituzioni fare la propria parte”.

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