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Giovedì, 29 Settembre 2022
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PERUGINERIE Quando, nel congresso di medicina a Perugia (1883), nasce la specialità di Dermatologia e Venereologia

Linee per una storia delle malattie veneree e della sifilide. Parla il decano dei dermatologi, Mario Tomassini

Linee per una storia delle malattie veneree e della sifilide. Parla il decano dei dermatologi, Mario Tomassini.

Le origini. “Carlo VIII, durante la spedizione contro il Regno di Napoli (1494-1495), di cui rivendicava la titolarità, aveva previsto la presenza di “vivandiere” che accompagnavano le truppe. Si trattava di 30 mila uomini, da soddisfare in certe specifiche ‘esigenze’. E di certo quella fu un’occasione di forte diffusione della malattia a trasmissione sessuale”

Come venne chiamata la malattia quando si presentò?

“Si parlò di Mal Francioso o Mal Napolitano, per la cui diffusione si accusarono gli Ebrei, principalmente i marranos (convertiti) che, nel frattempo, erano stati cacciati dalla Spagna”.

Chi ne parla per primo?

“Girolamo Fracastoro, nobile veronese (letterato, astronomo, medico illustre), scrive il poemetto in versi ‘Syphilis sive morbus gallicus’ (1530) battezzando la malattia col termine sifilide”.

Da dove deriva questo nome?

“Il termine si rifà al mito del Sole/Apollo il quale, adirato col pastorello Sifilo che lo ha bestemmiato, gli ‘regala’ la malattia”.

Quando e come arriva in Italia?

“L’epidemia giunge appunto in Italia con l’invasione di Carlo di Valois (settembre 1494): piccolo, gobbo, ignorante, libidinoso… che ne era stato contagiato”.

La definiscono in vari modi, vero?

“La sifilide, al suo apparire, fu indicata con numerosi sinonimi: mal francese, napolitano, dei cristiani, dei polacchi, dei tedeschi, di Galizia, peste marranica, o anche ‘de amatorum morbo’ in riferimento al modo in cui veniva contratta”.

Quando nasce la branca medica specifica che se ne occupa?

“Nel congresso di Perugia di medicina (1883) nasce la specialità di Dermatologia e Venereologia (in riferimento ad Afrodite/Venere, dea dell’amore, ndr). Fino ad allora queste patologie erano curate in Medicina”.

Quali i primi studiosi?

“I primi venereologi dell’Ottocento e del Novecento furono i francesi, almeno fino agli anni Quaranta. In specie i Maestri dell’Hôpital S. Louis di Parigi (Bazin, Divergie, Fournier).

Esistevano giudizi di stampo moralistico?

“Il Fournier divide la sifilide in ‘meritata’ e ‘immeritata’”.

Che significa?

“La prima era quella contratta come conseguenza di una vita dissoluta. Come dire: ben ti sta!”.

E la seconda?

“Quella ‘non meritata’ derivava dalle condizioni ‘oneste’ di contagio, come quando la si contraeva attraverso le balie. O quando la si prendeva da un marito o da una moglie ‘farfalloni’. O anche dopo la vaccinazione braccio a braccio, o dal rasoio dei barbieri”.

Quanti i casi rilevati in Francia?

“Nel 1929 si stimavano 8 milioni di sifilitici solo in Francia”

Come si curava?

“Arsenico e bismuto non permisero di curare efficacemente la malattia, il cui picco si manifestò alla fine della II Guerra Mondiale”.

Poi?

“La penicillina, a partire dal 1946, ha portato progressivamente una riduzione dei casi”.

Oggi esiste e resiste?

“La malattia resta stabile dagli anni Ottanta del Novecento”.

Come si preveniva, in passato?

“Con un minimo di educazione sanitaria durante il militare, finché fu obbligatorio”.

Oggi?

“Attualmente il quadro è un po’ mutato con l’uso, frequente ed efficace, di antibiotici”.

Quali malattie resistono?

“Prevalgono le malattie virali: condilomi, Aids, Herpes simplex”.

Quali sono più diffuse?

“Ad esempio, resiste la gonorrea, della quale vi è traccia fin dalla medicina greca e romana. Anche in passato era diffusa tra le classi più elevate e viene ritenuta responsabile di molte mancate successioni dinastiche perché rendeva sterili”.

Cosa si fece per contrastarla?

“All’inizio del Novecento, fu riordinata la materia già soggetta a regolamenti di polizia. Si crearono case di tolleranza controllate, con visite periodiche al cambio della ‘quindicina’ (ossia quando avveniva la rotazione con nuove donne ndr). Furono anche costituiti ambulatori specifici, ispettori ‘dermoceltici’ in ogni provincia”.

E poi?

“Obbligo di cura in appositi reparti ospedalieri per le prostitute (sale dermoceltiche), libretto sanitario dove gli ispettori apponevano timbri di salute. Gli uomini venivano invece curati nei reparti ordinari”.

Hai avuto esperienze nel seguire queste patologie?

“Da giovane laureato seguivo l’Ispettore dermoceltico, quando accedeva al reparto riservato. Ma, per una forma di discrezione, mi teneva all’esterno”.

Oggi sono numerosi i casi di questa malattia?

“Ve ne sono abbastanza. C’è però da considerare che le statistiche sono inferiori al reale. Non tutti denunciano, alcuni Paesi negano la presenza di casi per nascondere l’inefficienza delle proprie strutture sanitarie. Convinti di difendere la “dignità” dello Stato. Specie in condizioni di regime autoritario”.

Oggi come si cura?

“Terapia elettiva è quella con la penicillina. Che però oggi non si trova”.

Come mai?

“Si dice perché costa troppo poco e a chi la vende non conviene più”.

E allora cosa si usa?

“Oggi la terapia è essenzialmente antibiotica”.

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