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Prevedere la trasmissione familiare dei disturbi mentali: UniPg unico ateneo italiano in uno studio internazionale

Questa ricerca scientifica sull'argomento utilizzerà una metodologia innovativa e multidisciplinare, parla il responsabile del progetto, Prof. Raballo

Sui disturbi mentali non si finisce mai di studiare, dato che nella maggior parte dei casi se ne ignorano le cause (e spesso sono difficili anche le cure) e le possibili ereditarietà genetiche.

Anche in questo ambito l'Universiità degli Studi di Perugia dimostra la sua vivacità partecipando a un innovativo studio internazionale finalizzato ad elaborare un metodo per  prevedere il rischio degli individui di avere nel corso della vita disturbi mentali, in particolare in un'ottica di trasmissione intergenerazionale. “Running in the FAMILY - Understanding and predicting the intergenerational transmission of mental illness”, è questo il nome del lavoro, che desidera contribuire a costruire un autentico approccio preventivo che, in psichiatria - e in generale nel panorama della salute mentale contemporanea – rappresenta un obiettivo ancora sfuggente.  

Il progetto di ricerca sarà realizzato dal consorzio internazionale FAMILY grazie a un consistente finanziamento europeo Horizon 2021 e vede quale unico partner italiano l’Ateneo perugino nella persona di Andrea Raballo, psichiatra, professore associato presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia e presidente della sezione di Prevenzione dei Disturbi Mentali della European Psychiatric Association (EPA) . 

“Identificare i fattori di rischio e di resilienza precoci e prevedere chi è maggiormente vulnerabile alla sofferenza mentale – spiega il Prof. Raballo - è un prerequisito indispensabile per migliorare la tempestività e l’appropriatezza degli interventi terapeutici e preventivi. Si tratta di un progetto innovativo, sia per scala che per metodologie e sinergie interdisciplinari, grazie ad una estesa rete europea di esperti in ambito genetico, neuroscientifico, epidemiologico e bioetico, il quale tenterà di mappare i fattori di rischio e protezione rispetto alla sofferenza mentale all'interno delle famiglie, in particolare illuminando i possibili aspetti legati alla trasmissione da una generazione all'altra. Il coinvolgimento in un progetto di questo livello, inoltre – conclude il Prof. Raballo - contribuirà allo sviluppo di nuove competenze e ad innalzare ulteriormente il livello di internazionalizzazione delle nostre attività”. 

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