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Quando il presepe lo fa un detenuto. Lodevole iniziativa di recupero e reinserimento sociale

Alla parrocchia di San Giovanni apostolo è stato realizzato un presepe napoletano di grande impatto. Lo ha messo su Pasquale, un detenuto di Capanne con la passione e la manualità tipica dei campani

Ponte d’Oddi. Quando il presepe (peraltro bellissimo) lo fa un detenuto napoletano. Lodevole iniziativa di recupero e reinserimento sociale. Vivo apprezzamento, e momenti di commozione, alla parrocchia di San Giovanni apostolo. Dove è stato realizzato un presepe napoletano di grande impatto. Lo ha messo su Pasquale, un detenuto di Capanne con la passione e la manualità tipica dei campani. Come non ricordare “Natale in casa Cupiello” di Edoardo?

Il contatto è avvenuto tramite don Francesco che, da ex parroco di Ponte d’Oddi, frequenta da un anno il carcere circondariale e ne assiste spiritualmente le persone. Incarico così impegnativo da comportare il passaggio della titolarità ufficiale della parrocchia al collega francescano don Angelo, già suo collaboratore. Presentando Pasquale, don Francesco dice: “Si sente che è campano, perché parla senza dónca”.

Pasquale - da un anno a questa parte - viene tutte le mattine a esercitare volontariato presso la parrocchia. L’uomo parla all’assemblea ed elogia la disponibilità della direttrice della casa circondariale per avergli consentito la libertà necessaria. Dichiara di essersi  pentito delle “stupidate” per le quali è stato condannato (il suo intervento dal minuto 26 del seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=qnFhBO7_Ki4 ).

Pasquale lancia anche un messaggio educativo, quando confessa di avere sbagliato molto e di accettare l’espiazione della pena. Non senza ricordare il conforto ricevuto dalla famiglia, moglie e figli (ai quali manda un bacio), che ringrazia per essergli stati molto vicini nei momenti di difficoltà.

Famiglia cui è offerta la possibilità di seguire il suo sfogo e la manifestazione del pentimento per i comportamenti sbagliati. Come? Attraverso la ripresa che manda in streaming  la liturgia, grazie alla collaborazione tecnica del professor Alberto Burchi. La famiglia segue la messa e l’intervento del proprio caro.

Presepe ammirato, dunque, e solidarietà con chi riconosce le proprie colpe. Per rendere operativo il sacro principio del perdono cui, oggi più che mai, è bene appellarsi. Non vendetta della società, ma reinserimento e recupero. Queste le finalità del carcere che iniziative del genere rendono possibili.

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