Domenica, 21 Luglio 2024
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Parole e immagini si fondono nell'opera di Francesca Cencetti

L'artista perugina, già dirigente scolastico, espone le sue opere a Viterbo, dove ha presentato anche un libro di poesia

Colori, forme e parole compongono l’immaginario artistico di Francesca Cencetti, già docente e dirigente scolastica, adesso nella nuova veste, esclusiva, di pittrice e poetessa. “La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede” ci racconta durante l’intervista Francesca Cencetti, provando a far capire quale poetica, visiva e di emozioni, animi la sua arte.

Poesia e pittura, parole e colori, che cosa vuole comunicare con questo connubio?

“La poesia è pittura che non si vede, ma si sente diceva Leonardo Da Vinci, mentre Orazio affermava ‘Come nella pittura così nella poesia’. Nella mia quotidianità sono colpita da immagini, da particolari che suscitano in me delle emozioni. Queste diventano tele o poesie ed è questo che vorrei comunicare con le mie opere, cioè il mondo di sensazioni visive e interiori suscitate dal contatto con il mondo. Associo, quindi, parole a immagini, realizzando il mio abitare il mondo che sembra addormentato di fronte alle emozioni. ‘Abbiamo il dovere di essere felici’ scriveva Albert Camus e ritengo che le mie tele, con le spatole di colore che vi campeggiano, si pongano su questa strada di ricerca della felicità, attraverso l’espressione”.

Lei ha da poco esposto a Viterbo (mostra aperta fino al 23 giugno alla Galleria “La culla dell’arte”) sul tema “Metamorfosare”. Cosa significa Metamorfosare?

“Metamorfosare è un termine al contempo botanico e geologico, indica la capacità di assumere sembianze di altri esseri o forme. Era adatto alle mie opere dove si trovano colori stratificati, un colore chiama gli altri, andando a comporre un pensiero, un’emozione, attraverso collegamenti di elementi materiali e immaginari. Spesso mi sveglio la notte e penso che in quel punto della tela dovevo mettere l’azzurro e non il verde. I guizzi di colore seguono le sensazioni visive, in un percorso che va dal corpo alla mente. Sono opere in continuo divenire, si trasformano, ed ecco la metamorfosi. Anche il titolo arriva alla fine, quando l’opera è finita”.

A Viterbo ha presentato anche la raccolta di poesie “Il viole e la pietra” (Ali&No edizioni). Perché questo abbinamento di un colore, il viola, immateriale, e qualcosa di solido come la pietra?

“Volevo riflettere su dei binomi che possono apparire in antitesi: colore e materia, leggerezza e pesantezza. Un percorso che è nato dalla visione dell’opera ‘La battaglia delle Argonne’ di Magritte: una nuvola e pietra si fronteggiano su di un cielo che scolora dal tramonto alla notte di luna. Ho pensato che la vita oscilla tra leggerezza e pesantezza. Un giorno una persona mi ha detto che vedeva la mia aura e c’era una piuma viola. E questo mi ha dato leggerezza e trascendenza. La pietra, invece, richiama Chagall e la sua opera “La passeggiata”, in cui un uomo trattiene per mano una donna in volo. Ho visto il desiderio di mirare più in alto, alla trasformazione, al continuo divenire, all’affermazione di ideali”.

Opere di Francesca Cencetti

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