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La segnalazione di un lettore: "La Pinetina di Santa Giuliana è in stato di totale abbandono”

Un lettore scrive all’Inviato Cittadino per chiedergli di segnalare le condizioni in cui versa l'area. “Ci sono tronchi abbattuti ed altri caduti a ridosso delle scalette, creando non poca apprensione alla gente che passa per lì”

Un amico lettore scrive all’Inviato Cittadino per chiedergli di segnalare le condizioni miserevoli in cui  versa la “pinetina” di Santa Giuliana. E pensare che aspiravamo a diventare Capitale europea del Verde! Ne segnalammo l’emergenza già anni fa. Quando la città era governata da “quelli di prima”. Ma le cose non sembrano aver preso una piega diversa. Anzi: si sono notevolmente complicate. Guardate come è ridotta la pinetina dalle foto in gallery.

C’era una volta la Pineta Monumentale di Santa Giuliana, come la si definiva in modo ufficiale. Area verde boschiva urbana, dignitosa e curata. Stando, peraltro, in aderenza a un’emergenza storico-monumentale come Santa Giuliana, già Ospedale Militare, poi Scuola di Lingue Estere dell’Esercito… e tanto altro. Impossibile non ricordare che lì si sono tenuti eventi culturali di rango, come le mostre del pictor optimus Franco Venanti o quella dell’incisore Giovanna Bruschi, da me presentata qualche anno fa.

Tornando alla pinetina, ecco la segnalazione. “Da anni – scrive il qualificato, e lirico, interlocutore – questo polmone verde, rifugio delle "coppiette" degli anni 60 che venivano a scambiarsi innocenti effusioni tra il verde e il profumo dei suoi pini, è in stato di totale e vergognoso abbandono”. Già: questo era un luogo di affetti e socialità. Valori e atteggiamenti un po’ démodé, in quanto “superati” (?) da rapporti “mordi e fuggi” o virtuali.

Continua la “lettre de doléances”: “Gli alberi, privi di cure, cadono in grande quantità e non vengono ripiantati, come invece prescrive il protocollo” (e il buon senso, aggiungiamo noi). Poi la descrizione che richiama fatti accaduti anche in questi giorni: “Ci sono tronchi abbattuti ed altri caduti a ridosso delle scalette, creando non poca apprensione alla gente che passa per lì”.

Già, ma chi passa per lì? Ricordo che c’è stato un momento in cui, fra la vegetazione infestante, gli alberi in condizioni precarie, le scalette sbrindellate, si inibì il passaggio. Insomma: esiste un problema? Io non lo affronto, ma lo cancello dall’agenda. Tiro una rete. C’è un malato? Risolvo il problema sopprimendolo. Aggiunge l’amico: “Per non parlare dei sentieri assolutamente impraticabili e coperti di erbacce. Anche la scarpata sottostante, che dà in via XX Settembre (vedi foto), non viene ripulita da almeno quattro anni e gli abitanti della zona hanno visto addirittura dei serpenti aggirarsi fra le rovaie”.

Non solo serpenti, ma anche ratti cui basta cambiare l’iniziale (R con G) per diventare gatti, tanto sono imponenti. Insomma: pienamente conseguito l’obiettivo (posto che lo fosse) di trasformare quello spazio (un tempo mirabile esempio di verde urbano) in un giardino zoologico. Senza andare al rettilario di Città della Domenica.

Se le cose stanno così (e stanno così), che fare? Mettere mano a un sano intervento di recupero, direbbe il buon senso. “Mancano le risorse”, risposta scontata e ricorrente.

POSCRITTO. Non ci si meravigli se Perugia è arrivata penultima, diciassettesima (su diciotto concorrenti) a Capitale europea del verde. Con che faccia, e con quale decenza, si è avuto l’ardire di proporsi, mostrandosi completamente inadeguati a una tale tenzone? Fa meraviglia che nessuno (mondo politico, amministratori, cittadini) ne parli. Una batosta del genere è meglio tentare di rimuoverla dalla coscienza. Ma i cittadini ne hanno contezza? Tanto più che questa umiliazione pare non averci insegnato niente. Almeno fino ad oggi.

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