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INVIATO CITTADINO Piazza Cavallotti, un paesaggio lunare

Dopo il ritorno degli autobus “bestioni”, è di nuovo ridotta all’ecce homo

Piazza Cavallotti, dopo il ritorno degli autobus “bestioni”, è di nuovo ridotta all’ecce homo: un paesaggio lunare. Se ne lamentano un po’ tutti e chiedono un ripensamento. Basta andarci a guardare per rendersi conto dello stato precario in cui si sta di nuovo riducendo la piazza: conciata per le feste… prima delle Feste! Sembra adeguarsi all’antico nome di piazza “degli aratri”: i colossi, del peso di parecchie tonnellate, stanno letteralmente “arando” quelle pietre.

Lo abbiamo verificato in queste giornate di pioggia. È bastata una manciata di giorni per ridurre allo “statu quo ante” quelle pietre, pazientemente ricollocate e sostituite dai bravi operai del Cantiere comunale.

Basti guardare quella vera (in pagina), integra fino a qualche giorno fa e ora letteralmente sbriciolata. Le pietre allentate e ballerine, gli interstizi aperti, con pericolo che ci si infili un piede, poltiglia di malta che riemerge insozzando e divenendo scivolosa. Insomma: una trappola per i pedoni.

La causa è sotto gli occhi di tutti. Quel peso enorme dei pullman di grosse dimensioni è ad alta capacità distruttiva.

E poi c’è da notare l’incomprensibile passo indietro, rispetto alla precedente decisione (trasversalmente condivisa), di togliere di mezzo dall’acropoli quei bulldozer.

Il capolinea a piazza Cavallotti (per pullman e buxi che si impicciano a vicenda) è distruttivo. Del passo indietro si lamentano un po’ tutti: in primis i residenti di via Fabretti, che cominciavano a respirare un’aria meno mefitica e a riposare i nervi dal rumore. Per non parlare del pericolo a carico dei pedoni (soprattutto studenti, ma anche residenti e passanti) che vengono lambiti dai bestioni. Le porte direttamente sulla strada fanno tremare le vene ai genitori di quei ragazzi che escono in fretta per andare a scuola: una fonte di preoccupazione costante.

Insomma: la decisione è storta e tutti convengono nella necessità di tornare indietro. Perché errare è umano. Ma perseverare, come tutti sanno, è diabolico.

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