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PERUGINERIE I Van Marle e il bene fatto a Perugia: la pista aperta dalla tomba di San Marco diventa un’autostrada

il contatto ricevuto da Stefania Tocchi, pronipote della contessa Charlotte Van Marle, ha suscitato curiosità e risvegliato interessi ma anche equa rivendicazione di memorie da tutelare

I Van Marle e il bene fatto a Perugia. La pista aperta dalla tomba di San Marco diventa un’autostrada. Già perché il contatto ricevuto da Stefania Tocchi, pronipote della contessa Charlotte Van Marle, ha suscitato curiosità, risvegliato interessi. Di carattere storico e culturale. Ma anche equa rivendicazione di memorie da tutelare.  

Così la figura della nobildonna che veste gli ignudi e nutre gli affamati (specie bambini), che accoglie ragazze derelitte e “perdute” consegnando loro un segnale di riscatto, emerge in tutta la sua grandezza filantropica e umana. Ecco perché abbiamo preso a cuore la questione della tomba a San Marco.

Siccome - come si dice - “da cosa nasce cosa”, scopriamo così che la moglie di uno dei più grandi storici dell’arte del suo tempo (Raimond Van Marle, “The development of Italian schools of painting” in 19 volumi), aveva istituito una scuola di ricamo e cucito.

Aveva chiamato a collaborare la signorina Annunziatina Mari (per tutti Tina), figlia di un emigrato in Lussemburgo e specialista nel ricamo e lavoro al tombolo (quello storicamente praticato dalle donne di Isola Maggiore). Una ragazza “con le mani d’oro”, laboriosa e sufficientemente istruita.

Tina, gualdese, figlia di poveracci, aveva seguito all’estero il babbo minatore, andando scuola e imparando alla perfezione il francese e il tedesco. Poi la tubercolosi e il ritorno in Italia.

Bravissima nei lavori di ricamo e di cucito,  di buona educazione e preparata, era stata chiamata da Charlotte Van Marle a fare da istitutrice alla figlia Ilona. La bambina si legò affettivamente a Tina che divenne la sua ombra. Così per molti anni. Un legame che durò una vita.

Quando Ulisse Ribustini (docente all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia) realizzò la decorazione pittorica del duomo di Gualdo (1924), conobbe Tina e la volle al suo servizio (forse nacque anche un sentimento che andò oltre il rapporto di semplice collaborazione familiare).

Tina, per tutta la vita, insieme alla sua collega, la Nena, restò al servizio di Ribustini, ma non ruppe mai i rapporti con la marchesa e con Ilona. 

Tanto che si recava spesso (a piedi) a San Marco, alla villa Van Marle, per vedere la contessa e la ragazzina. Portava con sé - altra cosa scoperta in questi giorni - un bambino che abitava al primo piano della casa Ribustini, al numero 2 di via della Viola. Si trattava di Giuliano Giuman di cui la Tina e la Nena si prendevano cura quando la mamma era impegnata al lavoro.

Non è forse un caso che la vocazione artistica di “nonno” Ulisse (una nonnità putativa, s’intende!) sia transitata nelle vene di quello che è oggi uno dei massimi artisti mondiali del vetro. Intendo il nostro Giuman. Che ci racconta particolari di sicuro interesse, sui quali si potrebbe scrivere un libro. Giuliano ci consegna anche dei biglietti augurali inviati alla Tina da Adriano Tocchi, figlio di Ilona. E delle foto (da ragazza e da donna) di Ilona Van Marle, figlia della nobildonna Charlotte.

Scopriamo poi un’altra notizia di alto interesse per la storia della cultura cittadina. Ilona Van Marle  ha donato alla Galleria Nazionale dell’Umbria delle opere che ci stiamo occupando di identificare tramite i buoni uffici di un’amica. Ne daremo conto in un prossimo servizio. 

NOTA PERSONALE… ROBA DA NON CREDERE - Si dice che “Caso è il nome di Dio... quando non voleva firmare”. Racconto ai lettori una coincidenza formidabile.

L’Inviato Cittadino ha vissuto al terzo piano di Palazzo Ribustini di via della Viola, 2, e ha conosciuto benissimo la Tina e la Nena, essendo stato inquilino di uno degli appartamenti dello stabile cielo-terra che alle due donne aveva lasciato Ulisse Ribustini. Aggiungo che, in più occasioni, ho praticato l’iniezione salvavita alla Tina, anziana e sofferente di cuore, secondo le indicazioni del dottor Nazareno Bondi (grande medico e grande uomo), che abitava a pochi passi da lì. 

Al primo piano viveva Giuliano Giuman che “nonno Ulisse” volle omaggiare col dono della casa. L’artista morì quando Giuliano non aveva che pochi mesi, ma era innamorato di quel bambino.

Di questo ho parlato l’altra sera con Giuliano: di Ribustini, della Tina, della marchesa Charlotte (che lui ricorda bellissima e gentile!). E le foto in pagina, che rappresentano la figlia Ilona, sono testimonianza di queste memorie cittadine da sottrarre al tempo “divoratore di cose”.

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