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Comm. Giuseppe Fagioli

Comm. Giuseppe Fagioli

PERUGINERIE - Fagioli, storia di un negozio che piacque ai Futuristi

Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del Futurismo, raccontò in un articolo la magnificenza dell’arredamento del negozio perugino, tutto rigorosamente in nero, e lo additò ad esempio di classe, di stile, di modernità

Fagioli, storia di un negozio che piacque ai Futuristi. Fra essi il fondatore del movimento, Filippo Tommaso Marinetti, che lo giudicò una felice espressione delle nuove tendenze. Era già venuto a Perugia a declinare le linee estetiche, ideologiche e politiche del suo Movimento. Marinetti era uomo di gusto e di precise idee sulla moda. I meriti principali dell’intellettuale – esasperazioni e forzature a parte – consistono nello svecchiamento della cultura e nella visione antiaccademica della letteratura, dell’arte e della cultura in generale (pensiamo al suo seguace, il nostro Gerardo Dottori “aeropittore”, e alla ventata di originalità da lui introdotta nell’arte). Tali idee innovative professava anche nel vestire. Lo dimostrano le foto che lo ritraggono elegantissimo.

Ma cosa c’entra Marinetti con Fagioli? Il fondatore del Futurismo ne apprezzò la struttura commerciale e la qualità dei prodotti. Raccontò in un articolo la magnificenza dell’arredamento del negozio perugino, tutto rigorosamente in nero, e lo additò ad esempio di classe, di stile, di modernità. Tornò, appunto,  fra i travertini della Vetusta all’inizio degli anni Trenta. Quando (era il 1932) il ventiseienne Giuseppe Fagioli aveva messo in piedi questa elegante attività al civico 40 di corso Vannucci. E lo apprezzò convintamente.

Fra i clienti di rango (me li ricorda  il figlio Alessio), la cantante lirica Maria Meneghini Callas, il grande pianista Arturo Benedetti Michelangeli, il regista Luchino Visconti. E poi il mattatore del teatro Carmelo Bene che – dice Alessio – arrivava scontroso, in maglione girocollo nero e acquistava camicie. Quindi il grande scrittore e intellettuale Curzio Malaparte che descrisse in un libro le cravatte strepitose del negozio al corso.

Non ultimo Totò che era solito ripetere il brocardo: “Una camicia bianca e la buona educazione… non passano mai di moda”. Ed era fedelissimo cliente del negozio perugino, quando veniva al Turreno per i suoi spettacoli.

Insieme alla moglie Giuliana, Giuseppe conduce dunque fruttuosamente l’attività per mezzo secolo, finché i coniugi scelgono di essere affiancati dalle fresche energie del figlio Alessio. La clientela è selezionata su valori che vanno oltre il semplice parametro di persone attente alla moda. Un merito fondamentale è costituito dal rapporto di amicizia e di fiducia che i Fagioli riescono ad instaurare.

Non si contano gli incari conferiti al commendator Giuseppe, che non si perita di sollecitarli. Tanta è la stima dei colleghi del mondo commerciale e del milieu associativo perugino.

Diversamente da negozianti che ritenevano il cliente come una vacca da mungere, Giuseppe era solito ripetere: “Il cliente ha sempre ragione perché ci sceglie fra tanti”. A questi sani principii si è ispirato il figlio Alessio che ha avuto l’esclusiva dei marchi più famosi e ha sempre scelto sulla base della qualità, avendo di mira la soddisfazione dei clienti-amici. E, innanzitutto, ha tenuto all’onestà: il valore che ha connotato carattere e comportamento di tutte le generazioni dei Fagioli.

Alessio, dopo il ritiro dei genitori, ha seguito da solo, con gusto e raffinatezza, il negozio a far capo dal 1982, complessivamente  per circa un cinquantennio. Ci è gradito – da amici –  aggiungere la considerazione che Alessio Fagioli ha cercato di comunicare questo atteggiamento mentale al figlio Federico Seymour che prosegue la propria piccola e preziosa attività in piazza Matteotti. Sebbene in un settore merceologico diverso, ma sempre connotato dall’indispensabile parametro dell’onestà e del buon gusto.

La chiusura del negozio Fagioli ha rappresentato un duro colpo per i tanti che ne apprezzavano le qualità. Sono ancora in molti a rimpiangere la presenza quasi centenaria di un negozio, giustamente ritenuto simbolo di una peruginità colta ed elegante. Stile che, ai giorni d’oggi, sarebbe vano cercare.

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